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L’amico: «Aveva smesso di prendere le medicine»

Valentina Corsini

L’indomani in paese i racconti dei primi soccorsi alla vittima «Ho visto suo figlio in lacrime non ho dormito tutta la notte» «Un bravo ragazzo, perchè?»

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finale. «Venerdì notte non ho dormito. Continuavo a vedere quel ragazzo che, disperato e con le mani insanguinate, sbatteva la testa contro il muro e urlava: “Mamma, mamma”. Se ci ripenso ho i brividi, mi viene ancora la pelle d’oca». A parlare è Gianni Superbi, che venerdì sera si è ritrovato faccia a faccia con il dolore straziante di Ayoub. Il 18enne marocchino aveva da poco rinvenuto la madre morta. Uccisa nel loro appartamento, nella palazzina di vicolo dei Grigioni, per mano dei colpi inferti dal cugino, il 31enne Mohammed El Fathi. Su di lui, i pareri di chi frequenta il vicino bar di piazza Verdi, sono concordi: un ragazzo apparentemente tranquillo, ma con dei problemi gravi e profondi.

«Lo vedevo passare qui davanti di ritorno dalla Croce Rossa - racconta Gianni Ferrari - andava lì per prendere un po’ di cibo e poi tornava in casa. Oppure scendeva per fumare una sigaretta. Non l’ho mai visto urlare, eppure aveva uno sguardo spento».

«Ero seduto qui al bar quando ho sentito le urla disperate di quel ragazzo - spiega Silvio Lodi - poi ho visto arrivare per primo il maresciallo Capello. Subito ha provato a suonare al campanello, nessuno apriva e allora ha preso a spallate la porta. E nell’appartamento c’era ancora il nipote della donna uccisa con il coltello in mano».

«So chi è Mohammed, sembrava tranquillo, mai grida. È sconvolgente che sia stato lui” dice Giovanni Balboni.

«“Una famiglia a posto, nostri clienti, mai un problema» conferma la moglie di Sergio Neri, il tabaccaio che insieme alla parrucchiera Nadia Boujhoud ha soccorso Ayoub.

«“Mohammed è un ragazzo bravo, buono - racconta Miloud, un amico marocchino - non aveva problemi con la zia, anzi la apprezzava perché cucinava bene. Ma tre anni fa è andato fuori di testa. È stato ricoverato in ospedale dopo che il padre lo ha trovato, seduto e con lo sguardo perso, a chilometri di distanza da casa loro. Aveva smesso di prendere le medicine. Conosco bene anche suo padre perché lavorava con me in campagna. E quando di recente hanno dimesso Mohammed da Villa Igea, sono andato anch’io a prenderlo. Perché l’hanno dimesso se non stava bene? Quello che ha fatto è molto grave». —

Valentina Corsini

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