Gazzetta di Modena

Modena

il convegno “aemilia, la fine dell’innocenza” 

«Abbiamo scoperto una mafia in affari con la nostra economia»

Alberto Setti
«Abbiamo scoperto una mafia in affari con la nostra economia»

Mescolini, il pm che ha condotto indagini e processi, parla ai professionisti «Sorpresi da quanti si “buttavano” nell’inchiesta». Dialogo con Tizian e Rando

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«Non si inciampa per caso nel fenomeno mafioso».

Marco Mescolini, attualmente Procuratore capo a Reggio, pm della Dda che ha condotto le mastodontiche indagini di Aemilia sull’infiltrazione della ’ndrangheta nel nostro territorio ha raccontato così la mafia nostrana. Quella che ha studiato da vicino, in un dipanarsi impressionante di processi e di indagini, che non sono ancora finite e che si intrecciano, per nomi e modalità anche con il Veneto.

L’occasione di un dibattito finalmente a carte scoperte - dopo i giudicati definitivi - è venuta dal primo incontro di “Aemilia, la fine dell’innocenza”, un ciclo di conferenze organizzate dal Cup e rivolte in particolare ai professionisti di Modena, presso la Facoltà di Giurisprudenza. Ad affiancare Mescolini, lo scrittore e giornalista di inchiesta de L’Espresso Giovanni Tizian, assieme ad Enza Rando, avvocato, esperta di mafia, vicepresidente nazionale di Libera e a Salvo Tesoriero, avvocato penalista e parte civile con alcuni enti pubblici ad Aemilia.

Mescolini ha fatto il punto della situazione, ricordando che 9 dei 10 promotori della ’ndrangheta emiliana oggi sono condannati in via definitiva. Ha ricordato l’inchiesta su Maranello, per sottolineare che questa mafia si è dedicata al “reimpiego”, non al riciclaggio. «I soldi li hanno fatti qui, e questo sistema consentiva loro guadagni del 26% netti».

Ha ricordato come la cosca rappresentasse un “volano” del lavoro, con impieghi stratosferici che «creavano consenso» e facevano chiudere gli occhi al sistema di vigilanza nelle banche. «L’inchiesta Aemilia non ce la siamo andata a cercare noi: eravamo costantemente sorpresi per tutti quelli che ci si sono... “buttati” dentro. Non avevo nessuna possibilità di voler dimostrare qualcosa», perché Aemilia si è costruita da sé, con tutti i personaggi della società bene (e gli esempi anche i più plastici si sono sprecati nella conferenza) che venivano intercettati e svelavano una fitta rete di legami con l’economia emiliana. Mescolini ha raccontato come all’inizio tra economia modenese e mafia ci sia stato un accordo ritenuto alla pari, salvo poi degenerare nella intimidazione, nella esautorazione. Ha ricordato le figure del concorso esterno, il fenomeno pentiti per Aemilia. E ha letto l’inquietante relazione del questore di Reggio del 1983, che prevedeva perfettamente il fenomeno, allora trascurato. Tizian, altrettanto applaudito, ha raccontato tra l’altro di una informativa ignorata del 1997 sul fenomeno. Rando infine ha parlato di una «crisi etica» che ha favorito la mafia nostrana.

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