«Uno spazio di riflessione che ha coinvolto 17 scultori»
Guiducci, assessore alla Cultura del Comune appenninnico: sono legata a questo progetto perché mio padre fu emigrante prima in Francia, poi in Svizzera
Una donazione fatta con il cuore, con un pizzico di nostalgia, perché il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli è stato anche sindaco di Fanano, nei primi anni ‘80, quando nacque il simposio internazionale di scultura su pietra al quale parteciparono, nel tempo, artisti internazionali. «Centinaia le sculture - dice il sindaco di Fanano Stefano Muzzarelli - che costituiscono il Parco Urbano di sculture in pietra. Altre si trovano in paesi della provincia. Forte è l’impegno dell’Associazione USSP (presidente Elia Sargenti) per cui è stato possibile donare a Papa Francesco una scultura che è nei Giardini Vaticani, un’altra del fananese Giovanni Bellettini al vescovo di Carpi (presso il Duomo), un’altra a Matera con cui siamo gemellati. Ora il monumento a Modena». «Tutto ciò rientra nella tradizione fananese che cerchiamo - sostiene l’assessore alla Cultura Maria Paola Guiducci - di tener viva. L’opera donata a Modena è collettiva e contiene messaggi importanti, con uno spazio fisico, di riflessione, di dialogo con l’altro. Della valigia, con varie immagini, ognuno di noi è portatore, perché in essa c’è la propria storia, famiglia e cultura. Ad essa sono legata, perché figlia di emigrante. Mio padre è stato in Francia e Svizzera». Diversi i motivi espressi dal monumento di sei metri di diametro, realizzato da 17 artisti: dal bambino in valigia di Giuseppe Colangelo, in marmo della Maiella, ad altre tre dei materani Franco Di Pede, Donato Linzalata e Angelo Carbone per ricordare le migrazioni dal Sud al Nord Italia; dalla testa umana con cui il francese Reynès rimanda alle miserie e sofferenze in Uganda, Ruanda, Irak…, alle figure di viaggiatori vicino ai finestrini del treno dell’argentina Marcela Barros; dalla “spirito del mare” nella tavoletta di Barbara Giorgis, alle scritture di Gionata Orsini, per dire che esse sono nate in Pakistan e Afghanistan; dal “muro e porta di Brandeburgo” con figure umane, le sole capaci, secondo il tedesco Achim Ripperger, a risolvere il problema della separazione dei popoli; dall’uovo di oca, dipinto a cere d’api, dell’ucraina Halina Hevko che riconducono agli uccelli migratori che si caricano di energia nelle terre d’origine, all’idea di movimento, con agglomerati di case, del modenese Mattia Scappini. Arturo e Matteo Boldrini, Joachim Silue impongono alle opere un linguaggio esperto e consapevole. Apprezzati gli interventi di Michele D’Ambrosio. C’è pure l’omaggio alla Persia, con un grifone, e la bimba trovata morta sulla spiaggia in Turchia di Andrea Capucci, al quale si deve l’ideazione del progetto. «Le immigrazioni sono un fenomeno mondiale che possiamo gestire. Con razionalità e intelligenza questa città può farlo perché ha una tradizione di servizi sociali importanti». Ai bordi del grande cerchio, l’opera “Dulcis in fundo” che Dario Carmentano ha costruito con una vecchia valigia di cartone, una pietra e un cappio. —
M.F.
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