Crac Snt e frodi fiscali: chiesti 8 anni per Predieri
Per la Procura il “cavaliere bianco” reggiano a capo dell’azienda fallita di via Marx Era al centro di un’associazione a delinquere che comprendeva altri 12 persone
Otto anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata a reati fiscali e societari e bancarotta fraudolenta. È la pena richiesta dal pm Marco Imperato al termine del processo con rito abbreviato tenuto ieri mattina davanti al giudice delle udienze preliminari. Imputato è il presunto “mago delle bancarotte”, il reggiano 57enne Luigi Predieri, amministratore al centro di numerose vicende investigative seguite dalla guardia di finanza non solo a Modena. La richiesta - che comprende già lo sconto di un terzo della pena, previsto dal tipo di processo - riguarda la posizione di Predieri stralciata dal maxi processo con 12 altri imputati che riguardava una serie di crac corrispondente a tenori di vita lussuosi per i dirigenti del tutto fuori luogo rispetto alle traversie societarie. Predieri, difeso dall’avvocato Luca Brezigar, ha deciso di chiudere subito la sua posizione. Oltre a un numero indefinito di reati fiscali - il grosso delle carte della Procura rientra nel maxiprocesso agli inizi - è accusato del crac della Snt Technologies di Carpi, un tempo in via Marx 131, e di una azienda romana, la Tec.
In entrambi i casi Predieri risultava il rappresentante legale: era la figura apicale delle aziende e per questo è ritenuto responsabile dell’accaduto al massimo livello. La difesa sostiene che la sua intenzione, assumendo queste cariche per aziende decotte, era al contrario di tentare un salvataggio in extremis. Si presentava insomma come una sorta di classico “cavaliere bianco” ma ogni volta si trovava invischiato in condizioni impossibili e finiva tutto a gambe all’aria. Per la difesa quindi non solo non c’è stata associazione a delinquere ma neppure malafede. Predieri era solo uno che provava a salvare il salvabile. Per le “fiamme gialle” e la Procura la situazione emersa dalle indagini e dagli accertamenti tributari era molto diversa da quella di un coraggioso e forse troppo ottimista imprenditore. Predieri, secondo l’accusa, manteneva un tenore di vita molto elevato e in ogni caso sproporzionato con le condizioni delle sue società. Viveva nel lusso, tra ambienti sofisticati, champagne, auto costose, vacanze esotiche e amiche del mondo dello spettacolo e della movida che rallegravano le sue serate milanesi. Un’ostentazione del lusso che non nascondeva neppure sui social: foto che lo inchioderebbero alle sue responsabilità, dal momento che riguardano periodi in cui le società da lui presiedute versavano già in pessime acque o erano fallite. Raccolta la documentazione su di lui e sui suoi presunti complici, il pm Imperato e il procuratore Musti hanno stabilito che intorno a Predieri ruotava un’associazione per delinquere comprendente i suoi stretti collaboratori modenesi e bolognesi: quattro persone che, con altre quattro figure, hanno anche subito la misura interdittiva dalle cariche societarie. Nel frattempo è scattata l’ordinanza con dodici misure cautelari, più Predieri stesso, firmata dal gip Andrea Romito al termine di un anno di indagini riguardanti ben tredici indagati. Tutti accusati di false fatture, falso in bilancio, truffe, autoriciclaggio di denaro e soprattutto una rete di relazioni configurata come un’associazione a delinquere.
La sentenza per Predieri è prevista per il 9 maggio. —
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