Esami farsa per gli stranieri: cinque arrestati per corruzione
Un’agenzia accreditata svolgeva prove di italiano pilotate Due maghrebini avevano il compito di reclutare i clienti
È bastato un volantino, scritto in arabo e in italiano, lasciato per altro nei pressi della questura, per aprire il coperchio su giro di affari creato ad hoc per il rilascio dell'ambito certificato "Celi" (certificato di lingua italiana), fondamentale per gli stranieri al fine di ottenere il permesso di soggiorno di lunga durata. «Volete superare gli esami di italiano in modo facile e sicuro? Ci pensiamo noi» c’era scritto sul volantino, e c’erano pure due numeri di cellulare, di referenti da contattare. La squadra mobile modenese, grazie al supporto della Procura, è risalita ad una agenzia o meglio a un “Centro di formazione linguistico” accreditato presso l’Università di Perugia, con filiali in tutta Italia e sede a Venezia, la Diffusion World. Il titolare, un 41enne romano, è in carcere, mentre sua moglie, una padovana di 47 anni è ai domiciliari, così come una 49enne piacentina, la finta esaminatrice del gruppo e i due “basisti” modenesi, coloro che un pratica reclutavano i clienti stranieri sul nostro territorio. Ovvero un marocchino di 59 anni titolare di un phone center in via Canaletto Sud e di un tunisino di 45 anni che ha un negozio di frutta e verdura a Carpi. Tutti e cinque sono accusati a vario titolo dei reati di corruzione, falsità ideologica, truffa, contraffazione di documenti necessari al fine di determinare il rilascio di carta di soggiorno per lungo periodo ed indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Altre 25 persone risultano indagate, per aver collaborato a questo giro d’affari e non mancheranno anche indagini specifiche al fine di invalidare i certificati già emessi. Infatti la polizia ritiene che il giro di affari del centro di formazioni linguistico, che, come si può notare visitando il sito web, ha sedi d’esame sparse in diverse città del nord Italia, fra Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna, ha coinvolto in circa due anni più di 6000 stranieri i quali ottenevano il certificato a fronte del pagamento di svariate centinaia di euro in contanti (da 450 a 700 euro). A queste cifre fa da contraltare il guadagno illecito della società veneta, che ammonterebbe a circa 2 milioni di euro. L’indagine, come accennato, parte dalla nostra questura, dall’ufficio immigrazione dove gli agenti di polizia si erano inseguititi. Si trovavano di fronte a stranieri con il certificato che comprovava l'uso e la conoscenza dell'italiano, quando invece dell'italiano non avevano né padronanza né tantomeno e possedevano i fondamentali di base. La lingua non la conoscevano per niente, erano carenti anche nei più elementari fondamentali. L'ufficio immigrazione ha rilevato 28 di questi casi: non poteva essere una coincidenza. Perdipiù, e siamo all’estate scorsa, ecco che viene ritrovato il volantino che in sostanza pubblicizza la possibilità di un servizio, di un’agenzia tramite la quale poter ottenere pratiche e certificati, soprattutto quello per la lingua italiana. Ci sono numeri di telefono: gli uomini della Mobile iniziano ad indagare e ad ascoltare le telefonate su quelle utenze. Dalle intercettazioni ben presto si capisce che si tratta di un sistema, di un giro ampio e vasto e che fa capo alla agenzia per stranieri Diffusion world. Gli stranieri, che si affidavano al marocchino e al tunisino, pagavano e poi affrontavano l’esame. Quello che doveva essere una prova dura e impegnativa, in realtà era una farsa: tutti i candidati erano già in possesso delle risposte, l’esaminatrice era una dipendente (anche se ufficialmente è disoccupata) dell’agenzia e se c’erano difficoltà, nella sala d’esame, entravano parenti o amici, per dare una mano, per ricopiare gli appunti o per compilare le schede d'esame per conto dei candidati. Tutto questo è stato documentato con tanto di video nelle tre sessioni modenesi che si sono svolte nelle sale messe a disposizione da due hotel, uno a Carpi l’altro a Campogalliano, dove si sono cimentati, tra fogli, schede e aiutini, una quarantina di candidati per sessione. Le prime due, in luglio e settembre, avevano dato ovviamente il cento per cento dei promossi. Quella di novembre, quando l'ateneo perugino d'accordo con la polizia ha sostituito il giorno stesso i fascicoli di esame, ha prodotto la bocciatura di tutti i candidati. Ma non solo, è stato documentato che qualche candidato ha sostenuto le prove anche nel phone center di via Canaletto sud, per poi essere inserito in elenchi di prove di esame sostenute nei centri autorizzati dall'università. —
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