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morto investito in via formigina 

Da operaio a imprenditore l’avventura di Leonardi che partì con la Maserati

Saverio Cioce
Da operaio a imprenditore l’avventura di Leonardi che partì con la Maserati

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«Bisogna volergli bene all’alluminio, e anche polietilene». Era fatto così Cleto Leonardi, che in poche parole riassumeva il senso di un prodotto e di un lavoro in cui in cui sposava innovazione continua e perfezionismo.

La sua scomparsa, travolto martedì pomeriggio da una vettura in via Formigina, a poca distanza da casa, è stata uno shock non solo per la famiglia ma anche per quell’azienda, la Fiandri, in cui è entrato quando aveva 16 anni, nel 1953, e da cui è uscito nei primi mesi del 2010.

La produzione di attrezzature per la nettezza urbana diventò la strada maestra per la riconversione di una ditta che realizzava le carrozzerie delle Maserati e che si era specializzata al punto da creare anche una linea di motocarri, rimasti in circolazione per molti anni.

«Mio padre - racconta Angelo Fiandri, figlio del fondatore - dopo aver fatto decollare l’impresa del dopoguerra lavorando per la casa del Tridente, per ragioni di mercato e di famiglia capì che era l’ora di passare la mano. E il suo erede non potevo essere io, tanto che cominciai a lavorare in banca. Così tutto passò a quattro dipendenti: Venturelli, Ognibene, Goldoni e naturalmente Cleto Leonardi, che primeggiava su tutti. Già allora dimostrava capacità organizzative non comuni e con mio padre c’era una fortissima intesa professionale e umana. Lui era entrato che era un ragazzo, dopo tre anni al Corni, e non mancava mai un giorno. Fu così che al momento del passaggio di consegne si tratto di una scelta ovvia, loro pagavano l’affitto e svilupparono il settore dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti».

Già a metà degli anni ’60 la produzione si concentrava con la Pastorino, allora concessionaria del servizio di raccolta, nella fornitura di trespoli e grandi bidoni zincati, con un esperienza maturata nel settore, dopo che la crisi della Maserati aveva chiuso ogni possibilità di collaborazione con il settore auto.

Del gruppo di coloro che avevano rilevato l’azienda dal suo fondatore, nel 1977, Cleto Leonardi era il leader e anche il consigliere più ascoltato. Lui, cresciuto in officina, aveva mantenuto con le macchine e la lavorazione dei metalli un rapporto strettissimo; la sua conoscenza diretta del prodotto e delle tecniche di fabbricazione, gli permetteva di pesare al millimetro le potenzialità, i costi e le opportunità del prodotto finale.

Il decollo definivo fu tra gli anni ’80 e ’90 quando i cassonetti in vetroresina, con la pedaliera in metallo che rompeva i coperchi, furono sostituiti da quelli in metallo. Tanti modelli, già predisposti per il caricamento laterale, ma i modelli che uscivano dalla Fiandri di Leonardi (i due nomi erano indivisibili tra gli addetti ai lavori) avevano due marce in più. Da una parte le vasche leggere, in alluminio, collegate ai telai in modo da garantire una facile sostituzione in caso di avaria per incidente o rogo. Dall’altra il colpo d’ala rappresentato dai coperchi in polietilene a doppio strato, leggeri e robustissimi, in grado di sopportare con i bulloni migliaia di sollecitazioni della pedaliera, senza danni. E con il vantaggio di riscaldare meno i rifiuti depositati nei climi caldi come di reggere un metro di neve in montagna. Nel 2010 il nipote del fondatore torna in sella, nuova cessione di quote, la storia riparte con un’azienda che oggi fattura 17 milioni all’anno.

Da oggi la salma di Leonardi sarà a Terracielo in via Emilia Est. —



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