Gazzetta di Modena

Modena

CAVEZZo, l’ex sindaco interrogato dal pm 

Palazzo Paltrinieri, Draghetti si commuove

Francesco Dondi
Palazzo Paltrinieri, Draghetti si commuove

«Sì, ho firmato l’ordinanza di demolizione a cose già fatte e con premessa falsa. Mi sono fidato in una fase di emergenza»

2 MINUTI DI LETTURA







Quasi due ore di risposte, incalzato dal pubblico ministero Luca Guerzoni e poi dagli avvocati di parte civile Nicoletta Tietto e Marco Ferraresi, non prima però di aver reso dichiarazioni spontanee e circostanziate di quel drammatico 8 giugno 2012 quando palazzo Paltrinieri venne demolito. L’ex sindaco Stefano Draghetti si commuove anche quando deve ricordare i legami che aveva con i Paltrinieri («Sono cresciuto a due metri da lì, ma non vorrei che i sentimenti personali entrino nel processo, ha detto).

Draghetti ha ripercorso tutte le fasi, ammettendo di aver parlato “nella tarda mattinata” con un vigile del fuoco che gli aveva chiesto un encomio per quel “grande lavoro”. Doveva essere relativo alla sola demolizione di palazzo Bellodi ma le ruspe - si scoprirà in diretta televisiva - stavano già distruggendo palazzo Paltrinieri. Poi il viaggio a Mirandola per la Giunta dell’Unione ed infine un pomeriggio trascorso con l’onorevole Pierferdinando Casini senza mai poter vedere cosa stesse accadendo su quel cantiere finito davanti al collegio di giudici presieduto da Angelo Gin Tibaldi.

«Ho firmato l’ordinanza di demolizione postuma nel tardo pomeriggio quando me l’hanno sottoposta in Comune - dice Draghetti - Mi sono fidato dell’esperienza del mio tecnico municipale e dei vigili del fuoco: per loro il palazzo era pericolante. Non ho chiesto valutazioni tecniche scritte, mi sono fidato. Ho ripensato a lungo a quella vicenda, avevo promesso alla famiglia che in caso di demolizione sarebbe stata avvertita, ho tutti i loro numeri, alcuni li conosco a memoria e invece, non sapendo di quel cantiere nessuno si è premurato di farlo».

L’avvocato Alessandro Sivelli, che difende l’ex sindaco, gli chiede se davvero la demolizione fosse iniziata addirittura il giorno prima e se ne fosse a conoscenza. «Questo è ciò di cui mi accusano, ma no, non ne sapevo nulla», ribatte Draghetti che infine deve fare una considerazione amara, sollecitata dal presidente del collegio. «La premessa di quell’ordinanza come quella di tante altre, ossia che ci fosse un pericolo per la pubblica incolumità e quindi si autorizzava la demolizione, era falsa. Se la mettiamo così non posso che confermarlo, ma va analizzato il contesto di quei giorni quando c’era una difformità tra forma e sostanza, eravamo in piena emergenza sisma e anche il Comune era stato colpito da un lutto causato dalle scosse». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google