«L’ex vicesindaco è stato espulso dal Pd e non ha più incarichi»
«Simone Morelli non ricopre più incarichi nel Pd. E sono felice di non avere appoggiato il suo desiderio di candidarsi alle elezioni politiche dello scorso anno». Il segretario provinciale del Pd Davide Fava prende posizione contro l’ex vicesindaco di Carpi. Giovedì sera si è riunita la Commissione provinciale di garanzia del partito e Morelli, che non ha rinnovato la tessera nel 2018, è stato dichiarato decaduto da tutti gli organismi dirigenti del Partito modenese di cui ancora faceva parte.
Fava non annuncia, invece, provvedimenti contro Mattia Vivarelli, esponente Pd il cui nome affiora dalle carte nell’ambito del dossier. «Ho interpellato Vivarelli - continua Fava - e lui mi ha detto di essersi rifiutato di eseguire la richiesta che gli era stata rivolta (di diffondere il dossier diffamatorio sul sindaco, ndr). A carico di Morelli, invece, c’è un avviso di garanzia oltre a elementi strutturali che ci hanno indotto a prendere decisioni. Al momento non ci sono, dunque, altri elementi di contaminazione. Morelli era componente dell’assemblea comunale del Pd di Carpi, oltre a quella delle Terre d’Argine. Era, inoltre, nella direzione provinciale».
Fava, inoltre, ribadisce che «non c’è spazio in questo partito per chi si vanta di portare avanti un’azione politica “vigliacca” nei confronti del proprio sindaco con ricadute oggettive negative anche per tutta la comunità che era chiamato ad amministrare. Prima ancora che profili di natura penale esistono motivi di scelleratezza politica. Il “vigliacco”, in questo caso, è colui che, nell’ombra, senza rendersi manifesto, viola la fiducia che gli è stata concessa operando per avere benefici personali a scapito di chi quella fiducia ha concesso e, ancora peggio di tutta la sua comunità. “Vigliacco” è però anche chi cerca di avere vantaggio da quello che vedremo se la magistratura considererà poi come un crimine. A Golinelli della Lega, che sta maldestramente cercando di scrollarsi di dosso l’onta dell’accusa di tentata diffamazione mossa nei confronti di un dirigente del suo partito, rispondo che non siamo abituati e non intendiamo abituarci ad un’azione politica che trascenda la morale. Resto basito, quindi, che Golinelli punti il dito sull’operato di Morelli, nella speranza di far dimenticare quello del suo dirigente Stefano Soranna». —
S.A.
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