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«Mio padre mi prese per il collo due volte e lo zio mi aiutava»

A.Se
«Mio padre mi prese per il collo due volte e lo zio mi aiutava»

Il racconto di Lino Rainone figlio di Angelo a processo per il duplice omicidio Le domande della difesa E spuntano gli esami medici 

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ZOCCA. «Faccio fatica a parlare con gli altri, ha raccontare le mie cose. Ma con mio zio Breno era diverso. Con lui c’era un ottimo rapporto, mi seguiva, mi dava la paghetta settimanale. Mio padre? Mi ha preso due volte per il collo, minacciandomi, perché non andavo bene a scuola».

È stata straziante la testimonianza di Lino Rainone ieri al processo in Corte D’Assise a Modena. Lino è figlio di Angelo, l’uomo imputato del feroce duplice omicidio di Breno e di suo fratello Ugo Bertarini, il nonno di Lino. Incalzato anche dalle difese, Lino ha faticato a rispondere a domande decisamente insinuanti, circa il fatto che lo zio avesse stipulato una polizza vita a suo favore, o che le due vittime fossero proprietari di terreni e di immobili tra Zocca e Modena.

Lino invece era con la madre il 27 febbraio dello scorso anno, quando dopo un giorno di ricerche si recarono nella stalla dell’azienda agricola di famiglia, trovando le due persone orrendamente mutilate a colpi di roncola.

Angelo anche questa volta ha assistito all’esame del figlio, mentre ad inizio udienza il pm Lucia De Santis, chiaramente anticipando una delle possibili tesi difensive - ovvero che Rainone fosse incapace di intendere e di volere - ha prodotto l’intera documentazione medica dell’imputato.

Dalla quale in effetti risulta che l’uomo, originario del Beneventano, avesse avuto problemi di droga (ma anche di una qualche promiscuità con la criminalità) e che sia stato in cura per anni a Bologna e al Vignola, per la somministrazione di metadone.

Negli anni gli era stata diagnosticata anche una forma di schizofrenia paranoide, con un paio di ricoveri coatti, ma dal 2008 risulta non fosse più in cura, come se guarito. Circostanza suffragata il 15 febbraio, pochi giorni prima del delitto, dallo psichiatra di Vignola che dopo la visita non ha “rilevato scompensi”. —

A.Se

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