Carabiniere indagato Il capitano: «L’Arma non tollera macchie»
«Deve arrivare forte e chiaro il messaggio che la reputazione dell’Arma non tollera macchie; che la fiducia che i cittadini ripongono in noi non può essere tradita e che a definirci è la professionalità, il sacrificio e il lavoro silenzioso ed incessante che viene espresso sul territorio, tutti i giorni, da migliaia di uomini e donne. Ci sono episodi esecrabili, come quello in questione, per i quali ci si deve scusare non certo come Istituzione, ma perché taluno ha dimenticato la strada della virtù».
Così il comandante della Compagnia carabinieri di Carpi, capitano Iacovelli, commenta - in un momento molto delicato anche per la città - la notizia di uno dei suoi carabinieri, fino a qualche giorno fa al centro di una grande considerazione, indagato per truffa e falso.
Come noto, dopo la lamentela di una donna che aveva consegnato 500 euro in contanti al militare per riavere l’auto sequestrata, è scattato un controllo sulla gestione delle sanzioni affidate al militare. L’uomo ha confessato almeno 4 episodi di truffa ai danni di cittadini, per essersi appropriato di circa 2500 euro. Il pm Sighicelli ne ha chiesto l’immediata interdizione, il militare ha detto di aver perso la testa, ha restituito i soldi ed ora è in ferie, in attesa della decisione del giudice. Intanto la notizia ha destato grande scalpore e inevitabile imbarazzo.
«Voglio sottolineare che la prima vittima di quanto accaduto è l’Arma, il cui prestigio è stato gravemente offeso da comportamenti inaccettabili come questi. Ciascuno di noi è un servitore dello Stato e, in quanto tale, deve atteggiarsi non solo in modo legittimo, ma anche degno ed esemplare, sotto ogni aspetto, senza “se” e senza “ma”. La rapidità e la determinazione con cui abbiamo individuato e perseguito le condotte illecite, ne sono la riprova», conclude Iacovelli.
Sul caso ad adiuvandum interviene anche il sindaco Bellelli: «Ho telefonato al capitano Iacovelli per rinnovare la fiducia mia e di questa città nei confronti dell’Arma e dei suoi uomini che da sempre hanno dimostrato lealtà e professionalità al servizio della comunità. Avere individuato con velocità e colpito con severità chi, con il suo comportamento, poteva rompere questo patto, non fa che rafforzare la mia stima per l’istituzione».
L’avvocato Zaccaria che difende il militare si è dichiarato invece molto amareggiato delle parole che ha sentito ieri: «Mai, come in questo momento in cui l’autorità giudiziaria deve ancora esprimersi - afferma Zaccaria - il silenzio è d’oro. Sia per quanto riguarda il mio assistito. Sia per quanto attiene le scelte del giudice che ancora deve valutare la fondatezza degli atti e la richiesta di sospensione. Penso si tratti di buon senso, umanità, rispetto del senso delle istituzioni». —
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