Ucciso a tredici anni Il partigiano Franco diventa l’eroe della scuola media
I ragazzi di terza hanno ricostruito la sua vita coraggiosa Ieri l’esposizione alle autorità. «Fieri del vostro lavoro»
La vita, il coraggio e il sacrificio di un ragazzino che non aveva ancora 13 anni quando fu ucciso dai tedeschi, ripercorsa dai suoi coetanei di oggi. Per trarre lezione di vita. Hanno stupito tutti i ragazzi di terza media di Prignano ieri mattina presentando in sala consiliare il frutto di due mesi di lavoro su Franco Cesana (20 settembre 1931 – 14 settembre 1944), il più giovane partigiano caduto in combattimento, Medaglia di Bronzo al valor militare.
Nato a Mantova, arrivò su queste montagne con la sua famiglia ebrea a causa delle persecuzioni razziali. E qui decise di entrare nella brigata del partigiano Marcello, a cui salvò la vita riparandolo col suo corpo da una raffica di mitra dei tedeschi che avevano scoperto il loro nascondiglio a Picciniera di Gombola (Polinago). La sua vita, con un’infinità di dettagli anche sul contesto delle leggi razziali, è stata ricostruita passo dopo passo dagli scolari consultando una pluralità di fonti sotto lo sguardo dei prof Elisabetta Ballesi e Stefano Ferrari, col supporto di diverse figure: Mirco Carrattieri e Chiara Asti (Museo della Resistenza di Montefiorino), Walter Telleri (Gev) e Virginia Fantini. La narrazione (confluita in una serie di dettagliati pannelli) è stata fatta ieri dalle loro vive (ed emozionate) voci, in un momento “magico” dove i più giovani hanno fatto lezione ai grandi. C’erano il sindaco Canali, il presidente della Provincia Tomei, la consigliera regionale Serri, Macchioni di Anpi Prignano, Bisaccia di Arci Modena e Ferrari dell'Anpi provinciale.
Il prefetto Paba, che non ha potuto esserci per impegni, ha tenuto a inviare una lettera di apprezzamento per l’eccezionale lavoro e d’invito in Prefettura per congratularsi con loro di persona. Così come la consigliera Serri li ha invitati in Regione a narrare anche lì questa storia. E il 3 maggio gli studenti sono attesi anche a Torino per una visita alla scuola ebraica, sulle orme degli anni di studio del piccolo Franco.
«Siamo fieri del lavoro che avete fatto, imparando l’importanza della documentazione: vi serva per crescere ai tempi di internet e delle fake news – ha detto la preside Giuliana Marchetti – ma questa storia e vi serva anche per costruire in voi la capacità di indignarvi tutte le volte che nella vostra vita vedrete situazioni in cui i diritti umani sono calpestati».
"INDIMENTICABILE"
E che sia stata un’esperienza di crescita lo hanno confermato direttamente i ragazzi: «Ci è rimasto impresso il coraggio che ha avuto Franco», ha detto Matteo Bertolini. «La sua età ci ha molto colpito: la storia di solito parla solo degli adulti – ha sottolineato Barbara Orlandi – quasi mai dei ragazzi».
«Nonostante sia morto presto, la storia di Franco è importante da conoscere», ha rimarcato Chiara Candeli.
«Ha fatto una cosa incredibile per la sua età» ha ribadito Samuele Casolari. «Lui non ha avuto la nostra fortuna di poter andare a scuola: è una cosa che mi ha fatto riflettere» ha detto Matteo Giovannini.
«È stata una ricerca molto coinvolgente – ha concluso Alvaro Nikolli – anche per il rapporto con le tante persone che ci hanno aiutato ad approfondire i fatti». —
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