Gazzetta di Modena

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INTEGRAZIONE 

La moschea ha aperto le porte per abbracciare i sassolesi

Maria Pettinato
La moschea ha aperto le porte per abbracciare i sassolesi

L’associazione Comunità Islamica ha organizzato un giorno di incontri «Solo conoscendoci ci si capisce, rispetta e non si ha paure di altre culture»

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Si chiama “Moschea aperta” ed è il progetto messo in campo dall’associazione “Comunità Islamica di Sassuolo”. Integrazione, uguaglianza e voglia di conoscere, mettersi in gioco e rispettare le altre culture, le altre religioni. Sono proprio queste le parole d’ordine filo conduttore della iniziativa. Un’intera giornata durante la quale la moschea sassolese ha aperto le porte a tutte le persone che avevano voglia di conoscere nuove tradizioni e differenti culture. Un’iniziativa aperta ad ogni cittadino ma, soprattutto, proiettata verso il dialogo ed il confronto. «La giornata è andata molto bene – spiegano esponenti dell’associazione – non mi aspettavo un numero così elevato di visitatori, nostri concittadini, che sono venuti a trovarci. La comunità islamica punta molto su questo progetto poiché è attraverso questo tipo di attività che cerchiamo di abbattere quei muri e i pregiudizi aprendo le porte della nostra moschea alla cittadinanza. Solo conoscendosi ci si capisce, ci si rispetta e non si ha paura dell'altro». Durante queste giornate l’associazione propone un tema specifico e sempre diverso. Quest’anno è stata l’arte della giovane Ferdaous Harfi, arrivata per l’occasione da Bolzano, la protagonista di “Moschea aperta”. Gli anni precedenti sono stati proposti argomenti come la famiglia o ancora i miracoli scientifici raccontati nel Corano e nella Sunna, i libri sacri dell’Islam. L’artista, specializzata in calligrafia araba, ha portato diversi suoi lavori, poi esposti nella sala principale della moschea ed ha istituito un piccolo angolo dedicato ai visitatori dove, durante tutta l’iniziativa, sono stati organizzati laboratori particolari. «La mia passione è la pittura. – ha spiegato Ferdaous – Ho ricoperto la mia identità, la presenza delle due culture che mi appartengono, quella araba e quella occidentale, e le ho unite in nome dell’arte. I miei quadri rappresentano proprio l’unione tra l’espressionismo astratto occidentale e la calligrafia islamica. Sono davvero felice di aver preso parte a questa manifestazione perché penso sia fondamentale organizzare eventi come questi, caratterizzati da unione, conoscenza e soprattutto convivenza tra culture e religioni». I tantissimi visitatori, tutto il giorno, hanno potuto entrare a contatto con la cultura araba anche grazie agli stand presenti nella moschea: dai libri ai vestiti tipici indossati dalle donne e dagli uomini nel Sud e nel Nord Africa, fino ad arrivare all’angolo dedicato alla questione palestinese. «Penso che sia molto importante – ha detto Qasim Ali, uno dei più giovani del gruppo, responsabile insieme alla madre dello stand dedicato proprio alla Palestina – far conoscere agli italiani il conflitto tra israeliani e palestinesi. I palestinesi presenti nel Distretto Ceramico sono davvero pochi e proprio per questo vogliamo diffondere questa causa, soprattutto tra le nuove generazioni, per far sì che non venga dimenticata». —



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