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concluso il restauro

Torna all’antico splendore il tavolo del duca d’Este

Torna all’antico splendore il tavolo del duca d’Este

Si trattava dell’unico mobile storico rimasto all’Accademia militare di Modena ed è stato presentato alla premiazione di un concorso dedicato alll’unità d’Italia

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Un grande tavolo prodotto dalla migliore ebanisteria ottocentesca e appartenente all'Accademia militare di Modena è stato riportato allo splendore originario grazie al restauro - eseguito del Laboratorio restauratori associati di Bosco di Scandiano - commissionato dal Lions Club Modena Host e presentato nel salone centrale dell'Accademia.

L’occasione è stata la cerimonia di premiazione del concorso “L'unità d'Italia: storia e contemporaneità”, indetto dal club modenese negli istituti superiori della città e vinto dal liceo classico e linguistico Muratori-San Carlo con un saggio beve redatto dalla studentessa Federica Gallo.

Il presidente del Lions, Paolo Ferrari, ha consegnato il tavolo in quell'occasione al generale Stefano Mannino, comandante dell'Accademia. Erano presenti i tre soci del laboratorio che ha curato il restauro, Francesco Grisendi, Massimo Chiessi e Devid Miselli.

Le origini

È toccato a Grisendi illustrare le tecniche e le modalità dell'intervento e riscuotere gli applausi degli astanti, che ne hanno molto apprezzato la qualità. Il tavolo è l'unico mobile rimasto nell'Accademia militare fra quelli che ne arredavano le sale prima dell'unità d'Italia, quando il palazzo ospitava la corte d'Austria-Este. Risale alla prima metà dell'Ottocento, probabilmente all'epoca in cui Francesco quarto era duca di Modena e Reggio. È di legno massello, interamente smontabile, e misura 450 centimetri di lunghezza, 220 di larghezza e 72 di altezza. Ha una fascia sottopiano lastronata alta 6 o 7 centimetri e dello spessore di 3 millimetri. È sorretto da un plinto di sei colonne scanalate disposte sui due lati lunghi e completato sui lati corti da sei elementi intagliati con riccioli e foglie. Questi sostegni sono legati da una struttura portante a pannelli intelaiati e da cornici modanate che congiungono le colonne. Si viene così a creare, sotto il tavolo, un vano chiuso a cui si accede da uno sportello.

LA CURIOSITÀ

Si racconta che il duca vi nascondesse, in sua assenza, un nano incaricato di ascoltare i discorsi dei commensali e di riferirglieli.

Prima dell'intervento il piano presentava piccole fessurazioni causate dal naturale ritiro del legno, segni e graffi di usura, ossidazioni e pelature della vernice, aloni opachi e fori di insetti xilofagi, stuccati parzialmente e di tonalità più scura rispetto al naturale colore del legno. Inoltre erano visibili piccole sbrecciature in corrispondenza del “becco di civetta” perimetrale. La fascia sottopiano presentava anch'essa segni di normale usura, elementi scollati e piccole parti mancanti. Il basamento molto articolato, ma tutto divisibile in blocchi più contenuti, evidenziava parti malferme e mancanti, sbrecciature soprattutto in corrispondenza del cornicione a contatto col pavimento. Proprio quest'ultimo elemento risultava completamente secco, privo di vernice e di colore biancastro. Non erano visibili recenti fori di insetti xilofagi.

I lavori

I restauratori hanno preso in consegna il tavolo alla fine dell'anno scorso.

Dopo averlo smontato l'hanno portato nel laboratorio e accuratamente esaminato pezzo per pezzo allo scopo di pianificare il lavoro. Quindi hanno rimosso le vecchie riparazioni incongrue e integrato le parti mancanti con legno stagionato della stessa qualità. Una volta pareggiate e uniformate le superfici hanno lustrato il tutto con il tampone a gommalacca, il classico sistema di lucidatura artigianale che si usa tuttora per i mobili di pregio. Il tavolo è stato riconsegnato alla vigilia della presentazione. Il Laboratorio restauratori associati è stato aperto nel 2000.

Prima di questo intervento di grande valore ne aveva all'attivo tanti altri di cui va fiero. I più importanti arredi rimessi a nuovo si possono vedere, insieme all'illustrazione dei lavori, nel sito dell’azienda: un cassettone di noce massello e un cassetone lastronato del Settecento, una cassa d'organo dorata e policroma del Cinquecento, un’ancona d’altare della chiesa di Cola di Vetto, una scultura lignea policroma e dorata del Seicento, una cornice dorata di una chiesa di Sassuolo, il coro ligneo cinquecentesco della chiesa di Cizzolo, in provincia di Mantova, il soffitto ligneo cinquecentesco del palazzo civico di Rubiera, una console del Settecento intagliata dall'ebanista Ignazio Marchetti su disegno del Petitot, il portone di rovere della chiesa di Sant'Antonino, a Quattro Castella in provincia di Reggio Emilia, un secentesco schedario a cassettini dell'archivio di stato di Parma e alcuni arredi di sagrestia. —

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