Restano senza lavoro e si reinventano titolari di un nuovo bar
Hanno saputo reinventarsi, imparando una professione dopo una vita trascorsa a fare altro. Insieme, unendo gli intenti e anche le nuove competenze ce l’hanno fatta: hanno aperto un bar divenuto in breve tempo punto di riferimento per il quartiere di Cibeno.
Loro sono Matteo Munarini e i fratelli Vittoria e Gianluca Benatti alla guida del bar Daccapo in via Roosevelt.
Vittoria faceva l’impiegata in una ditta del settore tessile. Ditta che ha messo in mobilità Vittoria in seguito alla crisi devastante che imperversa nel comparto. Gianluca faceva l’agente di commercio, lavorando sempre per aziende dello stesso distretto. E per le medesime ragioni, cioè la crisi, il lavoro è progressivamente calato nel corso degli anni. Il più giovane del gruppo, Matteo, era l’unico dei tre ad avere maturato esperienza nei bar. Così, ha lanciato l’idea, sottoscritta immediatamente dagli altri due: “Perché non apriamo un bar tutto nostro?”. E così è stato, il sogno è diventato realtà.
«A 50 anni si fa fatica ad essere assunti e a intaprendere una nuova professione - racconta Vittoria - Ci siamo interrogati sul nostro futuro perché, allo stesso tempo, 50 anni sono troppo pochi per poter andare in pensione. Così, abbiamo deciso di cogliere il suggerimento di mio figlio Matteo. Aprire un bar tutto nostro. Inizialmente, quando all’orizzonte è apparsa questa idea, mi sono sentita un po’ smarrita. Ho fatto volontariato all’oratorio, certo, ma niente di professionale prima di aprire il nostro bar. Così ho fatto il corso per ottenere l’abilitazione e ho cercato di apprendere in un bar i segreti del mestiere». All’inizio non è stato tutto rose e fiori. «I primi tempi è stata durissima, eravamo molto tesi e la paura di sbagliare era tanta - confida Vittoria - Poi, però, ci siamo sciolti. I sacrifici sono tanti, ma il contatto con la gente ci gratifica. Ci alziamo presto, si lavora tanto, ma la cortesia e il sorriso di chi ci apprezza ci gratificano moltissimo». Il bar ha aperto nel dicembre 2016 e ormai è collaudatissimo: i clienti ritornano frequentando così abitualmente il bar.
Daccapo, inoltre, fa parte della rete “Non giocarti il futuro”: ha scelto, infatti, di non ospitare slot al proprio interno. —
S.A.
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