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la sentenza 

Paziente curata con tisane e morta: tre anni di carcere per la dottoressa Alcover

C.G.
Paziente curata con tisane e morta: tre anni di carcere per la dottoressa Alcover

Per il medico modenese omicidio colposo: consigliò la collega che prescriveva il Metodo Hamer. Interdizione dall’Ordine per tre anni

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È stata condannata a tre anni di carcere e a tre anni di interdizione dalla professione medica Maria Gloria Alcover Lillo, dottoressa spagnola di 65 anni residente ed esercitante a Modena, imputata di omicidio colposo a Torino per la morte di una paziente di una collega (già condannata) a cui vennero prescritte le controverse cure del cosiddetto Metodo Hamer, sistema non riconosciuto dalla medicina. Per questa vicenda è già stata condannata in appello Germana Durando, la dottoressa che aveva in cura la donna malata di tumore: la pena è di tre anni e dieci mesi. I giudici hanno assegnato una provvisionale di 120 mila euro al fratello della vittima e di 150 mila alla figlia, entrambi parte civile con l'avvocato Marino Careglio. Il pm Rossella Salvati aveva chiesto quattro anni di reclusione. L'ipotesi emersa dalle indagini era che la dottoressa Alcover, iscritta all'Ordine di Modena (anche se sospesa nel corso delle indagini e poi riammessa) fosse «la maestra della Durando, che ne seguiva gli insegnamenti in quanto seguace della terapia “unicista”».

La paziente, anziché farsi asportare chirurgicamente un neo, si sottopose a cure con erbe e a sedute finalizzate a rimuovere i propri presunti blocchi psicologici. Il neo, nel corso del tempo, si trasformò in un tumore. Era in cura dalla dottoressa Durante che le prescriveva tisane e sedute psicologiche. In questa tragica vicenda sanitaria, il ruolo della Alcover nella morte della paziente torinese in cura dalla collega sarebbe riscontrabile dal fatto che la dottoressa Alcover avrebbe effettivamente incontrato almeno una volta la paziente e quell’incontro l’ha resa consapevole che la paziente era affetta da un melanoma. Ci sono anche le mail tra lei e la Durando di due anni dopo, poco prima che la Lallo morisse. Tra queste, le mail delle amiche della Lallo che chiedevano come mai stesse così male e il neo si fosse ingigantito. La risposta della Alcover, si è detto in aula, è stata che l’aveva tolto troppo presto. Poco tempo dopo la paziente è morta.

Commenta l’avvocato Alessandro Sivelli, parte civile per l’Ordine dei Medici di Modena: «La sentenza tiene conto della grave condotta della dottoressa Alcover. L’Ordine dei Medici ora valuterà autonomamente». —

C.G.

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