Un bosco spontaneo fermerà il biogas?
Clima teso all’assemblea organizzata dal Comune e per fermare l’impianto si spera nella Soprintendenza
CONCORDIA. Le 84 osservazioni pungenti dell’Arpae al progetto di biogas, svelate la scorsa settimana nella serata organizzata dal Comitato Salute e Ambiente di Concordia?
Poco rilevanti, e poi è inutile spararle «con la mitragliatrice», perché comunque sono funzionali ad una autorizzazione, o perché i giudici si focalizzano su poche questioni, quando devono prendere una decisione. E poi frasi del tipo «i danni chi li paga all’azienda, il Comitato?».
Non è stata una serata serena, ma “avversaria” dei temi del comitato, quella che è andata in scena lunedì nella sala consigliare del municipio. Serata diversa già a partire dalla location. Dieci giorni fa era accaduto che la sala scelta dal comitato (individuata nel centro sportivo) era risultata stranamente sprovvista della necessaria documentazione, tanto che l’Amministrazione, per organizzare la sua serata, ha cambiato e scelto gli spazi angusti del municipio. Dove la gente comunque si è presentata. Almeno 120, divisi tra chi elogia e plaude il lavoro di denuncia e di stimolo del Comitato e chi invece ribadisce che a rappresentare i cittadini è il consiglio comunale, e quindi l’Amministrazione, declassando il Comitato. Alla fine tre ore tese, nel corso delle quali non sono mancate reazioni o risposte sopra le righe dell’agronomo scelto dal Comune, dottoressa Furlani, e del legale del Comune, avvocato Gualandi.
È comunque prevalso l’appello all’unità, e la considerazione dei cittadini quale stimolo essenziale all’azione amministrativa.
Per risolvere la partita in sede di valutazione d’impatto ambientale, però, l’Amministrazione (c’era anche quella di San Possidonio, a fare da spalla) punta di più sul “bosco” sorto a ridosso dell’area industriale Kermar. Abbandonata da tanto tempo dove è cresciuta una vegetazione spontanea, portata ora all’attenzione della Soprintendenza per essere qualificata e protetta come “bosco”, così da impedire in base alle nuove normative questo (e altri) insediamenti industriali. Si è parlato anche di un problema idrogeologico (come quello che riguarda la discarica di Finale), mentre ieri il consigliere di minoranza Zanini ha svelato un’altra criticità, urbanistica, emersa nella commissione convocata in municipio: «La Via, senza la presentazione di un P.U.A. (Piano Urbanistico Attuattivo), non può fare nulla sul terreno acquistato (il P.U.A. precedente è stato ritirato), ma prima ancora deve compiere le opere di urbanizzazione rimaste incompiute (strade, marciapiedi, fognature, illuminazione)», spiega Zanini, ricordando la questione bosco. Molte anche le domande sul “via libera” del luglio 2017, oscuro fino a fine 2018, quando il caso è scoppiato. Un atto tecnico insignificante e non autorizzativo per il sindaco Prandini. L’atto che ha avviato l’iter, spingendo la ditta ad acquistare fiduciosa i terreni e a predisporre il progetto, secondo la metà sospettosa del pubblico. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
