Gazzetta di Modena

Modena

pavullo 

Resistono i piccoli negozi davanti a e-commerce e iper

Daniele Montanari
Resistono i piccoli negozi davanti a e-commerce e iper

Indagine Cna sul commercio al dettaglio in Appennino. Empori di alimentari i più apprezzati, seguiti da quelli di abbigliamento e di elettrodomestici

3 MINUTI DI LETTURA







Pur in una situazione commerciale difficile, l'Appennino si mostra molto più legato del resto della provincia ai canali di vendita tradizionali.

Piccoli negozi e mercato ambulante in montagna restano popolari, ma subiscono comunque l'impatto della concorrenza di ipermercati vendite via internet con il cosiddetto e-commerce, tanto da evidenziare la necessità di politiche e azioni di tutela.

È questo quello che si ricava dalla fotografia sullo specifico della montagna nell'indagine commissionata a livello provinciale da Cna per capire quali sono oggi le abitudini di consumo e quindi le strategie da mettere in campo per permettere alle realtà locali di sopravvivere.

L'ANALISI.

Il contesto appenninico si mostra particolare per diversi aspetti.

Il primo è la tendenza ad acquistare generi alimentari ancora nei piccoli negozi, soprattutto nei paesi più piccoli. Lo fa il 30,7% degli intervistati, il triplo di quanto si registra nel resto del modenese.

In montagna del resto si sente meno la “febbre” per ipermercati, forse anche perché sono più lontani, la cui capacità d'attrazione si ferma al 51,5%. Frenata percepibile anche in uno dei generi tipici da grande distribuzione come gli elettrodomestici: la percentuale di chi sceglie le grandi catene (39,8%) è solo leggermente superiore a quelle di chi va ancora nel negozio specializzato (37,7%).

“Piccolo è bello”, o almeno ancora accettabile, soprattutto per l'abbigliamento: il 43,8% di chi abita in Appennino ancora compera nel negozio di fiducia, a fronte di una media provinciale al 31%. E in montagna è ancora rilevante la quota coperta dal commercio ambulante sul vestiario: il 20,9%.

Qui peraltro non si crede tantissimo nelle nuove opportunità commerciali offerte da cataloghi online, consegne a domicilio e offerte via email.

La percentuale di chi pensa che possano servire ad aumentare le vendite è pressoché pari a quella di chi ritiene che non cambino nulla. L'indagine parla anche di contesto sociale: il 70% degli intervistati ritiene che la presenza dei piccoli esercizi renda più sicuri i centri, l'80% loda la loro funzione di comunità. Il futuro però è visto in bilico: se il 52,8% pensa che i negozietti rimarranno nonostante tutto, il 44,5% non si fa illusioni ed è rassegnato alla loro scomparsa.

"SALVIAMO I PICCOLI" «Noi – sottolinea Ermanno Brusiani, presidente Cna Pavullo – riteniamo che i piccoli negozi debbano avere un futuro, perché mantengono una funzione di indubbia utilità, soprattutto in un territorio come quello dell’Appennino. Per questo, sulla base di quanto dichiarato dall'assessore Andrea Corsini, chiediamo alla Regione di pubblicare quanto prima l’annunciato bando per la riduzione dei canoni di locazione dei piccoli negozi».

«Ma serve anche sostegno a progetti di rinnovo, riqualificazione e nuovo insediamento nei centri storici - conclude - che in alcuni casi sono al collasso, ormai svuotati della loro essenza di luoghi d'incontro. Anche le amministrazioni devono intervenire.Ad esempio, facilitando e sburocratizzando i cambi d’uso dei locali e detassando le nuove attività.

Da parte loro, gli operatori sono sempre più chiamati a specializzarsi su prodotti del territorio e contenuti storico-culturali». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google