Tirò una donna per i capelli: «Nessun abuso del poliziotto»
I giudici fanno cadere la grave accusa contro il soprintendente imputato Condannato a 15 giorni con la condizionale: un gesto di violenza ma “privata”
Trascinare per i capelli una donna furibonda, afferrandoli alle spalle, è un gesto di violenza. Il poliziotto che l’ha fatto non ha però compiuto un abuso d’ufficio; il suo comportamento è una violenza privata. È stata insomma una scelta personale, non collegata alla divisa e al rispetto dell’autorità che poteva incutere in quel momento in una persona incapace di difendersi. Per questo il Collegio del tribunale di Modena ha chiuso il processo con una condanna lieve per il soprintendente di polizia imputato: 15 giorni con la condizionale e un risarcimento di 500 euro, assolvendolo dall’accusa di lesioni personali. Una pena mite rispetto a quella chiesta dal pm Marco Imperato: 1 anno e 10 mesi per l’abuso d’ufficio. Insomma, una sentenza salomonica: i giudici hanno stabilito che una violenza c’è comunque stata ma va considerata come una semplice reazione sbagliata e illegale. Il difensore dell’agente, avvocato Marco Pellegrini (con Cosimo Zaccaria e Giuseppe Rosafio), si dice abbastanza soddisfatto rispetto alle accuse iniziali: «Il mio assistito non ha infangato la divisa di poliziotto. Si è stabilito che non è un agente cattivo come dipinto dall’accusa». Al centro di questo singolare caso c’è proprio il momento in cui il soprintendete tira i capelli di una giovane prostituta marocchina in una situazione di estrema concitazione. È una notte di luglio. La pattuglia composta dall’imputato e da un collega da poco in servizio arriva in via Piave e deve improvvisamente affrontare una scena concitata e violenta. Il soprintendete ferma un’auto e fa scendere il conducente mettendolo a sedere in terra, blocca l’aggressore che a catenate ha appena rotto il lunotto mentre cinque “lucciole” sono fuori di sé perché una di loro è stata investita dal guidatore. La sorella dell’investita, scansata dall’agente giovane, è la donna trascinata via dal soprintendente mentre minacciava di morte il guidatore. La scena è stata integralmente filmata da una videocamera di strada del Comune posta frontalmente. Trascinare via una persona per i capelli, ha ribadito la Procura, è illegale, è un abuso d’ufficio.
Ieri il soprintendente, interrogato, ha ripetuto invece che si tratta di una tecnica di difesa non invasiva che ha appreso non solo durante i suoi allenamenti in arti marziali (pratica judo da sempre) ma anche nei corsi di aggiornamento della polizia. Incalzato dal pm, ha risposto che non esiste questa “tecnica” di difesa nei testi e nei regolamenti della polizia anche perché le tecniche di difesa, da lui definite un amalgama di stili e scuole diverse, sono legate alla pratica. Il poliziotto - 37 anni di servizio, sulla strada dal 1988, 2mila arresti alle spalle - ha detto: «Bloccare qualcuno alle spalle per i capelli impedisce il contatto fisico e di toccare parti intime. Una volta ho trascinato un uomo per i capelli ma mai una donna prima di quella sera. Dovevo controllarla». Ma la donna, ha ribattuto il pm, non era pericolosa: il poliziotto non doveva difendersi da lei. —
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