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approvato il nuovo regolamento 

Urbanistica, si cambia: «Così favoriremo la rigenerazione»

L.G.

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Aggiornare le norme tecniche di attuazione, allineandole alle normative che negli ultimi anni hanno profondamento modificato il quadro della materia edilizia, eliminare incongruenze e coordinare previsioni di propria competenza con le disposizioni sovraordinate e sopravvenute, ma soprattutto recepire le esigenze di semplificazione e le proposte di modifica che possono favorire i processi di rigenerazione urbana, migliorare la qualità delle costruzioni e i parametri ecologico-ambientali, favorire la mobilità sostenibile.

È con questi obiettivi che il Comune di Modena, nel percorso di definizione del nuovo Pug, il Piano urbanistico generale, ha deciso di aggiornare il Regolamento urbanistico edilizio del 2003. Il Consiglio comunale ha adottato la variante al Rue per la quale si apre ora il percorso delle osservazioni. Sarà il nuovo Consiglio comunale a esaminarle per l’approvazione definitiva dopo l’estate.

L’adozione della variante ha ottenuto il voto di Pd, Sum e CambiaModena; hanno votato contro Forza Italia e Energie per l’Italia, mentre non hanno partecipato al voto Movimento 5 Stelle e Modena Volta Pagina.

La variante è stata illustrata dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli che ha precisato come tra gli adeguamenti alla normativa si sia reso necessario anche il superamento delle due definizioni di “ripristino tipologico” e “riqualificazione e ricomposizione tipologica”, non più compatibili con la legge regionale del 2013 e causa in questi anni di molte incertezze nel lavoro dei tecnici e dei progettisti. Si è stabilito quindi che il “ripristino tipologico” venisse equiparato agli “interventi di ristrutturazione edilizia” e la “riqualificazione e ricomposizione tipologica” agli “interventi di restauro e risanamento conservativo” che, in questo modo, entrano nel nuovo Rue (prima, nonostante fossero previsti dalla legge regionale del 2013, non erano normati dal Regolamento) consentendo anche di sfruttarne le relative opportunità. Questo tipo di vincolo riguarda circa 3.700 edifici, meno del 5 per cento degli 80 mila edifici della città, e dal 2014 a oggi le pratiche edilizie di questa categoria sono state mediamente quattro all’anno, rispetto alle 1.200 complessive (tra scia e permessi di costruire), un dato che per i tecnici conferma il buon stato di conservazione per gran parte di questo patrimonio: villini e palazzine del primo Novecento, ville storiche, edifici rurali. —

L.G.

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