Bonifica, per le bollette inviate ai defunti il Consorzio si scusa
La nota di Emilia Centrale: «Abbiamo 270mila contribuenti Analisi sulle banche dati ufficiali, non sempre aggiornate»
«Purtroppo non sempre le banche dati che utilizziamo sono aggiornate tempestivamente. Ci scusiamo per il disservizio in cui si è ritrovato il contribuente di Sassuolo. Ci dispiace e ci scusiamo. Abbiamo immediatamente contattato il diretto interessato e la sua pratica è stata definita».
Con molto fair play il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, ha risolto in due ore il problema segnalato dalla Gazzetta di ieri in cui si raccontava la vicenda della famiglia Soliani perseguitata, per così dire, da cartelle pazze di pagamento. La ragione? Come quasi tutti i sassolesi anche Francesco Soliani si è visto recapitare le bollette della Bonifica ma in aggiunta alle sue c’erano quelle intestate alla madre morta nove anni fa e al padre, deceduto cinque anni fa. E con indirizzi sbagliati. I malcapitati hanno telefonato al Consorzio ma le risposte telefoniche non hanno risolto nulla. Ora invece il caso è chiuso.
«Siamo venuti a conoscenza - scrive la “Bonifica dell’Emilia Centrale” del disservizio lamentato leggendo l’articolo sulla Gazzetta di Modena. Abbiamo preso contatto nella mattinata dello stesso 5 aprile con il diretto interessato, per porgergli le doverose scuse per il disservizio sofferto, per spiegarne le cause e per chiarire la posizione contributiva relativa ai beni già intestati a suo padre, deceduto da tempo. Al termine della telefonata il signor Soliani ha ringraziato l’operatore della Bonifica. Come Consorzio desideriamo far presente che per le proprietà dei beni oggetto di contributo, quanto anche per le informazioni sul domicilio fiscale dei contribuenti, dobbiamo necessariamente far riferimento alle banche dati gestite dall’Agenzia delle Entrate (catasto e anagrafe tributaria) che, talvolta, come nel caso specifico, possono anche contenere informazioni non del tutto corrette.
Il Consorzio adotta diverse procedure per individuare e correggere le eventuali non conformità dei dati provenienti dalle banche dati fiscali. Vista la gran mole di avvisi di pagamento emessi, sono quasi 270 mila e di proprietà soggette a contribuzione, circa 2 milioni, purtroppo una percentuale, seppur minima, di errore va messa in conto. Quanto accaduto fornirà lo spunto per migliorare le procedure in atto». —
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