«Ho subito ipotizzato fosse stato Rainone a uccidere i due fratelli»
ZOCCA. “Non posso usare il trattore… Devo stare chiuso dentro, ho paura che quello mi ammazzi…”. Parole agghiaccianti quelle riferite ieri da Alberto Tonioni, l’addetto alla spalatura della neve nel tratto che prevedeva anche la pulizia di via Monte San Giacomo. L’uomo, chiamato a testimoniare al processo contro Angelo Rainone per il duplice omicidio dei fratelli Breno e Ugo Bertarini, ha riferito alla Corte di Assise le ultime battute scambiate con Ugo sabato 24 febbraio 2018, quando era salito verso l’azienda agricola a spazzare la neve.
Tonioni ha raccontato che ci era salito anche la notte tra il 26 e il 27. «E notai che stranamente c’era il portone della stalla aperto, con la luce accesa dentro. E c’era un Suzuky Vitara (quello di Breno, ndr) che non avevo visto prima».
Una testimonianza che Tonioni farà subito ai carabinieri quando l’indomani, tornando a spalare neve, trovò la pattuglia che avevano scoperto il duplice delitto. Il primo ad intervenire era stato il comandante di Zocca, maresciallo Damiani, che ieri in una dettagliatissima ricostruzione, anche con l’uso di strumenti informatici, ha raccontato di avere ricevuto il 27 mattina a casa la telefonata della centrale operativa di Pavullo, che lo informava del ritrovamento dei cadaveri.
«Non è stato un incidente, quei due sono stati assassinati» disse subito il maresciallo al collega di Pavullo, allertando perché fosse rintracciato Rainone: «Sapevo che Ugo deteneva regolarmente armi in casa, e avevo raccolto denunce esposti e iniziato indagini per le minacce subite dai Bertarini. Indossai il giubbotto antiproiettile prima di recarmi nell’azienda agricola…».
Il maresciallo aveva più elementi prognostici per pensare che fosse stato Rainone: «Giorni prima anche l’esercente Jennifer Muzzarelli mi aveva presentato una querela contro Rainone. Lo avevamo convocato in caserma per l’elezione di domicilio, quando sentii la sua voce, mi avvicinai e bonariamente gli dissi “Rainone, ma dovete calmarvi, altrimenti va a finire che vi fate del male”. Lui si alzò, mi affronto e disse “Mi state minacciando, siete tutti contro di me”. Così chiamai il servizio psichiatrico di Vignola perché fosse sottoposto ad un esame».
Il militare ha raccontato di avere dato disposizioni alla municipale perché si recasse d’urgenza all’asilo dove si trovava il secondogenito di Rainone temendo il peggio. L’imputato, fino ad oggi impassibile, ha avuto uno scatto (“all’asilo non è successo niente”), sedato dal presidente della Corte, Angelo Gin Tibaldi. —
ASE
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