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l’inaugurazione 

Lo “tsunami” demenza senile cresce ogni anno del 10%

Valeria Cammarota
Lo “tsunami” demenza senile cresce ogni anno del 10%

Al centro “Il Carpine” 18 posti per gli ospiti dove i medicinali sono ridotti al minimo Si cerca di trasmettere tante buone pratiche utili a garantire il ritorno a casa

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La popolazione è in crescita, così come l’aspettativa di vita, tanto da non poter chiudere gli occhi di fronte al fatto che si invecchia sempre di più e che, con l’età, aumentano anche le patologie legate alla demenza. A fine 2018 erano circa 2mila le persone affette da demenza registrate tra Carpi, Novi, Soliera e Campogalliano, con un tasso di crescita superiore al 10% l'anno.

«Andiamo incontro a uno tsunami umano che ci impone di dare risposte alle famiglie in difficoltà», ha detto il sindaco Alberto Bellelli, ieri, in occasione dell’inaugurazione ufficiale del nuovo nucleo residenziale dedicato alle demenze con gravi disturbi del comportamento presso la casa residenza anziani “Il Carpine”, gestita dalla società cooperativa Domus Assistenza.

Attivato solo sei mesi fa, il Nucleo - “ce n’era bisogno come dell’aria che respiriamo", è stato detto da medici, infermieri, famigliari e istituzioni - è arrivato oggi a pieno regime. Ne hanno descritto le peculiarità tutti i protagonisti cui si deve, insieme all’Unione Terre d’Argine, questa soluzione innovativa (del valore di circa 700 mila euro): la direttrice del distretto di Carpi dell’Ausl, Stefania Ascari; Andrea Fabbo, responsabile della Struttura Complessa di Disturbi Cognitivi e Demenze dell’Ausl di Modena; il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Corrado Faglioni e il presidente del Lions Club Carpi Host, Paolo Casarini (che insieme hanno finanziato l’acquisto degli arredi); la dottoressa Marina Turci; Alessia Ferrari di Gafa (Gruppo assistenza familiari Alzheimer) e il presidente di Domus Assistenza, Gaetano De Vinco.

Sono 18 i posti dedicati agli anziani affetti da gravi disturbi del comportamento non gestibili a domicilio o all’interno delle normali strutture residenziali. Di questi, 10 posti sono definitivi, mentre gli altri 8 sono temporanei, dai tre ai sei mesi, per consentire ai pazienti una corretta educazione alla loro condizione e alle famiglie una formazione adeguata a organizzare e accettare la nuova situazione.

All’interno del Nucleo si vuole ridurre al minimo l’uso dei farmaci, per assecondare invece il comportamento del paziente in modo da creare un ambiente che lo accolga grazie a strategie assistenziali e di prevenzione della ricomparsa dei disturbi e alla stimolazione delle sue capacità residue tramite terapie multisensoriali, utili a ridurre gli stati di agitazione. Il tutto in vista del ritorno a casa, non di un passaggio ad altra struttura.

Il lavoro è condotto da un’equipe di esperti (geriatra, psicologa, terapista occupazionale e animatrice) e sviluppato da personale sanitario e assistenziale formato. Il progetto non si esaurisce nei traguardi di queste settimane: il prossimo passo è infatti la creazione del giardino Alzheimer, uno spazio all’aperto in grado di dare all’ospite l’opportunità di godere ancora in libertà di spazi verdi, dove il movimento è senza limiti e pericoli. —

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