Gazzetta di Modena

Modena

lo scandalo del 2014 

Quella mattina in cui Portile fu invasa da cartelli shock

«Fedeli in fuga? Dove vanno» «Parrocchia del Bunga Bunga» Sono alcune delle scritte apparse in paese a novembre e che fecero scoppiare il caso

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Il bubbone è scoppiato nel novembre del 2014, quando la tranquilla Portile si è svegliata con cartelli eloquenti sparsi un po’ per tutto il paese.

«Fedeli in fuga? Dove vanno...», recitava uno appeso sotto al segnale stradale di ingresso nella frazione alle porte di Modena.

«Parrocchia del Bunga Bunga, parrocchia dell’amore... e poi?», un altro ben più esplicito. Anche se non il più esplicito, perché altri avevano toni ancora più pesanti.

Tutti rivolti contro don Fernando Bellelli, contro il suo modo di condurre la parrocchia e con palesi riferimenti alla sua vita privata. Una presa di posizione pesantissima da parte di una fetta della comunità dei fedeli, che in ogni modo spingeva per allontanare il sacerdote.

Erano tante le critiche rivolte nei suoi confronti, non solo riferibili alle illazioni di carattere sessuale. La gestione di don Fernando non era gradita, tanto che la vita in parrocchia si stava svuotando e a dirlo erano i numeri.

I bambini che frequentavano il catechismo si contavano sulle dita di una mano, la messa della domenica era poco frequentata. Addirittura il sacerdote era costretto ad attendere alcuni minuti affinché almeno una parte dei banchi si riempissero.

C’era poi la questione dell’asilo, che era affidato a un ordine di suore che da molti anni svolgeva la sua attività con grande apprezzamento da parte dei genitori. A loro don Fernando aveva affiancato maestre laiche, di cui almeno una vicina all’Ordo Virginum (Ordine delle Vergini), donne che senza prendere i voti si dedicano al servizio. Questa decisione non fu per niente condivisa dai genitori.

Inutile dire come quella mattina di novembre in cui fecero la loro apparizione i cartelli a Portile scoppiò un putiferio. Il paese di fatto si divise in due, con una parte della parrocchia che nei giorni successivi volle dare la propria versione dei fatti, difendendo apertamente don Fernando con una lettera: «È sempre presente - scrivevano - officia con molta competenza i riti sacri. Battesimi, funerali, matrimoni sono preparati e curati, partecipa fattivamente a tutte le iniziative, ha attenzione per le ricorrenze personali di noi parrocchiani, aiuta e cerca di ascoltare soprattutto chi è più debole o in difficoltà, tiene buoni e collaborativi rapporti con le parrocchie del nostro Vicariato».

Una difesa a spada tratta che non fu sufficiente a placare le polemiche. I cartelli per tre volte vennero tolti e per tre volte ignoti li produssero nuovamente e li appesero negli stessi luoghi. Inevitabili, dopo alcuni giorni, arrivarono le dimissioni di don Fernando. —

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