Gazzetta di Modena

Modena


Patto elettorale a Carpi, Cavina e Morelli archiviati?

Francesco Dondi
Patto elettorale a Carpi, Cavina e Morelli archiviati?

Per la Procura l’ex vicesindaco non era ancora candidato e lo scambio di voti non risulta così definito. Ora deciderà il gip 

2 MINUTI DI LETTURA





CARPI Simone Morelli cercava i voti della Curia per tentare di diventare sindaco e il caso delle “Fontane Danzanti” ne è un esempio esplicativo. «D’altronde sono stati sempre chiari i termini di questo patto di convenienza reciproca, di questo scambio (elettorale): Morelli, il cui traguardo è evidente (“mi vogliono tutti candidato sindaco in questa città”), cerca i voti della Chiesa prestandosi per elargire “favori” al suo più alto rappresentante locale», scriveranno i carabinieri del capitano Alessandro Iacovelli nell’informativa finale inviata in Procura. Ma la dottoressa Lucia Musti e il pubblico ministero Claudia Natalini, fatte varie considerazioni, si apprestano a chiedere l’archiviazione per gli indagati Morelli, il vescovo Francesco Cavina, Simone Ramella, il tecnico comunale Diego Tartari e un paio di stretti collaboratori della Curia che tanto si erano spesi affinché fosse il Comune a pagare lo spettacolo dell’8 dicembre. Di fatto la Procura fa due considerazioni: lo scambio elettorale non si è concretizzato in quanto Morelli non è mai stato ufficialmente candidato e mancano accordi ufficiali che possano perimetrare con rigore quel patto dai “chiari termini” cristallizzato dall’inchiesta e da numerose intercettazioni telefoniche.

Nel momento in cui la richiesta di archiviazione sarà depositata, spetterà però al giudice per le indagini preliminare avallare l’atto oppure chiedere di svolgere ulteriori indagini o ancora di esercitare l’azione penale. Ma in quella fase potrà entrare in scena anche il Comune di Carpi, considerata parte offesa, che ha la possibilità anche opporsi alla richiesta di archiviazione.

Detto ciò resta in piedi la questione morale e la ricerca della “Santa Benedizione” che Morelli va perseguendo a più riprese. Lo fa quando elabora il progetto di finanziamento pubblico alle “Fontane Danzanti”, andando anche contro una prima, iniziale diffidenza del vescovo, preoccupato per il chiacchiericcio che si sarebbe potuto attivare per quel pagamento, avvenuto a stretto giro rispetto al contributo per i presepi. Ma l’ex vicesindaco lo ripropone anche a fronte di alcuni episodi di vandalismo avvenuti nei pressi della Curia tra cui il danneggiamento della cassetta della posta e l’imbrattamento della Cattedrale e dei muri del vicolo: conversando con il vescovo, ecco che Morelli si spende nel promettere una rapida installazione di telecamere e di fari per rendere più tranquilla la zona.

Tutte manovre certificate dalle indagini ma al momento non definibili rispetto al reato di “corruzione elettorale”. E così l’attivismo di Morelli diventa funzionale solo ad un più che lecito appoggio elettorale di monsignor Cavina, “quello che tira i fili”, lo definirà una collaboratrice di Raffaele De Rossi di Prestige, senza sapere di aver appena ispirato il nome dell’inchiesta “Mangiafuoco”. —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google