Claudia: «Zero controlli Noi rapinati e picchiati»
«Stavo pranzando al ristorante quando mi è arrivata la telefonata e ho saputo che avevano trovato una donna morta in un fosso vicino a casa mia. Sono stata malissimo. Mi sono messa a piangere. Non era possibile. Proprio dietro casa mia. Dopo quello che ci è successo. Sono ripiombata in quella vicenda di dieci anni fa che non passa mai per me».
Claudia Silvestri abita in una villa moderna alla fine del centro abitato di Stradello Toni. La sua è l’ultima casa prima del canale dove è stato gettato il corpo della povera donna uccisa, a circa trecento metri. Ma è anche la vittima, con il marito e il figlio, di una “arancia meccanica” modenese avvenuta dieci anni fa: rapinatori brutali e sadici in casa. Banditi che fecero irruzione picchiando e prendendo a pugni e sprangate il marito Giancarlo Borri mettendo il loro figlio piccolo sotto il letto, poi legando i genitori, picchiandoli e minacciandoli per sapere dove era la cassaforte e come si apriva. Minuti di terrore puro tra le mura domestiche per un colpo da 300 euro. I banditi sono poi stati catturati e condannati in abbreviato a 19 anni: sono i fratelli Galassi. Ma resta la paura dell’accaduto. «Da quel giorno ci guardiamo attorno continuamente. Ogni volta che mi avvicino alla strada mi guardo attorno - spiega Claudia - non posso nascondere che, a parte il mio caso, qui ci sentiamo abbandonati. Nessun controlla. E qui c’è un giro continuo di prostituzione con traffici strani tutti i giorni. Poi l’idea che vicino a casa mia ci sia un cadavere non può che sconvolgermi». —
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