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I cento anni delle corriere che salgono in Appennino

Daniele Montanari
I cento anni delle corriere che salgono in Appennino

Cerimonia con targa per ricordare gli ex autisti alpini poi il lungo corteo e la presentazione del libro che racconta la storia

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La Maranello-Pavullo, agli inizi del ’900, è stata la prima linea italiana ad avere la concessione dal Governo, che (cosa rara) venne chiesta dalla Provincia (che poi subconcessionò a privati) per organizzare una rete di trasporti che togliesse l’Appennino dall’isolamento. È uno dei passaggi più significativi dello splendido libro (con tante immagini d’epoca) dedicato a un secolo di trasporto pubblico montano presentato ieri a Pavullo nel corso di un’iniziativa a cui hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Provincia Tomei, il sindaco Biolchini, il vice Iseppi, il parroco don Roberto, la consigliera regionale Serri, il presidente Seta Cattabriga e il direttore Amo Diloreto.

Inizio in stazione, dove è stata inaugurata la targa posta dagli alpini ex autisti “per non dimenticare gli operatori del trasporto pubblico”. Oggi Seta, prima Atcm, Sefta e prima ancora frutto dell’impegno di privati. A partire dalla ditta Macchia (rappresentata ieri da Lorenzo Orta), che dal 1907-8 divenne la prima impresa di trasporti nel Frignano, con a Pavullo (nel 1910) la prima stazione autocorriere (extraurbana) d’Italia. Poi Covili-Vecchiè, Pini (Sassuolo-Piandelagotti), Poggioli e Cionini (Serra), Orsini (Prignano), Sorbi (Montefiorino) e altri. Tutti locali «perché da Modena non sentivano il bisogno di un collegamento con la montagna» come hanno spiegato Alberto Giglioli e Fabio Casini, autori del volume (“Le corriere della montagna e della pianura modenese”).

Dopo la consegna delle targhe, corteo alpino (guidato dall’organizzatore Maurizio Montorsi) fino a piazza Battisti e quindi approdo in una strapiena sala consiliare per la presentazione del volume (realizzato grazie all’archivio storico della Provincia, completa un capitolo di Filippo Morotti sull’abortita ferrovia Modena-Pavullo). Che permette di scoprire cose molto interessanti.

Nel 1902-3, ad esempio, per sostituire cavalli e carrozze c’era già chi pensava all’auto e alla corriera elettrica (ma poi si scelse il vapore, e dopo la benzina). Gli autisti della Maranello-Pavullo nel 1906 avevano già a bordo dell’omnibus un “telefonino” che si poteva attaccare a un cavo telefonico lungo la linea per comunicare i (frequenti) guasti. Il bus era anche trasporto merci (dai prodotti agricoli alle pellicole per i cinema). —

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