Portile si divide sul “suo” ex parroco don Bellelli
Discrezione e prudenza all’uscita dalla messa domenicale. Ma più d’uno giudica eccessivo il provvedimento di espulsione
MODENA. Due giorni dopo Portile è un paese diviso. Quella che era una delle frazioni più caratteristiche della periferia modenese è spaccata intorno al caso di don Fernando Bellelli, teologo ed ex parroco 41enne, estromesso dal clero da papa Francesco con un decreto inappellabile. È una domenica mattina tranquilla e per le strade di Portile gira poca gente. Qualcuno è diretto al bar aperto, altri al banchetto dell’associazione Ail dove c’è una vendita di beneficenza e la maggioranza verso il sagrato della chiesa il cui campanile svetta fino alla Nuova Estense. Alla messa delle 11, ieri, neppure un’allusione alla vicenda.
«No, non me la sento di commentare». «Basta parlare di questa storia». «Se ne è parlato abbastanza». Insomma i commenti sono prudenti o spazientiti, ma sempre di chiusura. A cinque anni dallo scandalo nella chiesa - le voci di una relazione tra il parroco e una giovanissima parrocchiana da poco maggiorenne - il paese è ancora diviso nei giudizi intorno a questa vicenda scabroso e anche sul suo seguito: la denuncia dei genitori contro don Fernando per plagio e violenza sessuale (archiviata tre anni dopo perché le accuse non reggevano), i cartelli offensivi attaccati per il paese che parlavano di “bunga bunga” e altre allusioni oscene, i pettegolezzi, l’addio di don Fernando al termine di una messa. Tutto questo è lontano nel tempo ma vicino ai cuori.
Chi ha contrastato il parroco oggi tace, forse reputando sufficiente quanto deciso da papa Francesco che ha estromesso dal clero don Bellelli per “disobbedienza”. Chi invece lo stimava e lo apprezzava parla, ma sempre malvolentieri, trattenendosi.
«Oggi i fedeli si trovano qui in parrocchia a fare solo tortellini. Sembra che i tortellini siano l’unica attività parrocchiale per fare pranzi e finanziarci. Hanno chiuso la Caritas, hanno chiuso il centro estivo e il doposcuola. Non c’è più niente da quando don Fernando è andato via. Niente. Solo tortellini», dice una residente arrabbiata. E aggiunge: «Ogni giorno in tv fanno vedere omicidi e crimini di ogni genere. Da quello che ci è stato detto, mi chiedo quale crimine possa aver mai commesso don Fernando per essere trattato così. Bisognerebbe sentire in curia il vescovo e don Gazzetti (ex parroco di Portile, successore di don Fernando). Secondo me loro sanno cosa è successo». «È stato un ottimo parroco - aggiunge un abitante - papa Francesco non doveva cacciarlo così, doveva almeno interpellarlo prima di prendere una decisione». «Dico solo che se don Bellelli ha sbagliato deve pagare, ma così no. Sono cose inammissibili». «L’hanno messo alla gogna. È troppo. Lo dico anche se non frequento la chiesa» spiega un residente al bar.
E una giovane racconta: «Le voci su di lui e la sua relazione giravano, è innegabile. Se il papa ha deciso di ridurlo al laicato avrà avuto ragioni valide. In ogni caso, bisogna riconoscere che i primi a fargli il processo sono stati i cittadini di questo paese, poi la Curia di Modena e infine il Santo Padre». —
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