Modena. Scalici davanti al giudice: "Confermo, sono stato io a uccidere Benedita"
E' durato circa mezz'ora l'interrogatorio di garanzia reso davanti al gip da Leopoldo Scalici. Intanto l’autopsia ha rilevato al volto e alla testa i segni devastanti della morsa usata da Scalici per uccidere la “lucciola”
MODENA. E' durato poco più di mezz'ora l'interrogatorio di garanzia reso davanti al giudice da Leopoldo Scalici il 41 enne di Pavullo reo confesso del brutale omicidio di benedita Dan, la prostituta assassinata nella notte tra sabato e domenica e abbandonata su un fossato in zona Mulini Nuovi ad Albareto Scalici ha confermato di essere l'autore del delitto. Il giudice ha confermato la custodia cautelare in carcere. Intanto emergono i primi particolari sull'autopsia che confermano il racconto riportato dal reo confesso
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L’ha sfigurata con pochi colpi ripetuti e violenti al volto mentre discutevano. Botte così violente da distruggere parti della base cranica e della parte più alta della testa della “lucciola” nigeriana. Una sola botta alla nuca. Nessun segno sul resto del corpo.
Leopoldo Scalici, 41enne di Pavullo, ha ucciso così, usando una morsa da officina ora analizzata dai Ris, la povera 40enne Benedita Dan, una vita di disperazione e solitudine sui marciapiedi di Modena e altre città finita nel modo peggiore nella notte tra sabato e domenica dentro il furgone preso in prestito dal suo assassino sotto cocaina.
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La dinamica materiale dell’omicidio sta emergendo dall’autopsia all’Istituto di Medicina Legale, iniziata ieri sera tardi a causa di una precedente autopsia urgente, ma le indicazioni emerse sono chiare: a ucciderla sono stati proprio quei colpi che l’hanno sfigurata orribilmente. Colpi sferrati in sequenza, in pochi secondi. Quanti, è ancora da stabilire. Il motivo è che sulla calotta cranica sono stati trovate lesioni superficiali e non è detto che ciascuna corrisponda a un colpo. Da analizzare anche un violento colpo alla meninge.
Verranno prelevati anche tessuti, capelli e campioni di sangue per conoscere meglio le condizioni fisiche in cui si trovava Benedita prima di incontrare il suo ultimo cliente. I campioni verranno analizzati in laboratorio: un procedimento che richiederà settimane ma che potrà essere importante per le indagini.
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Intanto proseguono gli accertamenti dei carabinieri per trovare sostegno al racconto con il quale Scalici si è autoaccusato del crimine prima davanti alla madre, poi ai carabinieri di Pavullo e infine in un interrogatorio di ore davanti al pm Maria Angela Sighicelli: la Scientifica sta analizzando vestiti, furgone e morsa. Si cercano sangue e tracce biologiche che colleghino Scalici e Benedita in modo inequivocabile.
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Anche la Squadra Mobile della Questura sta svolgendo indagini. Soprattutto, cerca elementi contestuali che colleghino Scalici alla scena del crimine “secondaria”: il fossato di Stradello Toni, ai Mulini Nuovi, dove ha scaricato il cadavere della povera donna massacrata, lasciata mezza nuda, gettandole accanto i vestiti trovati sul furgone usato per il delitto. Di primaria importanza saranno le immagini delle videocamere sul percorso di via Albareto: il percorso del furgone, insomma, che domenica all’alba Scalici ha guidato quando ha deciso di sbarazzarsi tra i campi del corpo della sua vittima. —
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