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DELITTO AI MULINI NUOVI 

«Rivolevo i soldi, l’ho uccisa» Il gip: Scalici resti in carcere

Carlo Gregori
«Rivolevo i soldi, l’ho uccisa» Il gip: Scalici resti in carcere

Il 41enne di Pavullo conferma la sua versione dell’omicidio di Benedita Dan e di come si è liberato del cadavere ad Albareto. Il giudice convalida il fermo

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L’ha uccisa lui Benedita Dan, la 40enne nigeriana che da anni si prostituiva alla Bruciata. Sempre lui si è sbarazzato del cadavere gettandolo in un fossato in fondo a Stradello Toni dopo averlo tolto dal furgone dove aveva compiuto il crimine sfigurandola e spaccandole la testa in più punti a colpi di morsa da officina. Perché l’ha fatto? Al giudice delle indagini preliminari Eleonora Pirillo (presente il pm Maria Angela Sighicelli) Leopoldo Scalici ha raccontato di essersi infuriato mentre discutevano. Quella notte in corpo aveva tanta cocaina, droga della quale era abitudinario se non dipendente. Il loro rapporto sessuale era stato insoddisfacente. Le ha chiesto indietro parte del denaro che le aveva anticipato ma lei si era rifiutata: era solo un cliente come tanti. Scalici non ne voleva sapere, insisteva per riavere i soldi. Ne è nato un battibecco e mentre lei parlava lui ha afferrato la morsa e l’ha colpita al volto mandandolo a pezzi. Poi altri colpi devastanti.

Assistito dal suo avvocato Michela Guerra, ha raccontato al giudice - nel corso dell’interrogatorio di garanzia - la stessa versione che aveva reso davanti al pm domenica sera dopo che si era costituito ai carabinieri di Pavullo, a poche ore dalla scoperta del cadavere della povera donna col volto e la testa massacrati. I dettagli hanno ripercorso anche i fatti successivi: il suo vagabondaggio con la sua vittima agonizzante sul furgone prestato da un conoscente, l’orribile morte della prostituta, la decisione di gettare via quel corpo “ingombrante” e di ripulire il furgone, il rimorso, la prima chiamata alla madre, i contatti con il proprietario del furgone, poi il ritorno sull’idea di sbarazzarsi del cadavere e l’esecuzione in via Toni. L’aspetto criminale di questo omicidio probabilmente finisce qui. Poi c’è una storia di tormento e, si vedrà in futuro, di pentimento nel racconto che fa alla madre del «grosso guaio» che ha creato. La madre, si è detto, ha avuto un ruolo decisivo nel convincerlo a fare la cosa giusta: andare dai carabinieri e confessare. Ma la sua non è stata una scelta immediata: anche in questo caso Scalici ha avuto tentennamenti. Ma il suo è un racconto completo, dettagliato, pieno di percorsi, svolte e ripensamenti imprevisti nello spazio di poche ore o di minuti. Come un uomo che alla fine capisce la gravità dei suoi gesti. Questo aspetto riguarderà la sua coscienza; per quello che riguarda la giustizia il gip ha convalidato il fermo chiesto dal pm Sighicelli ritenendo che per Scalici la misura adeguata sia la custodia cautelare in carcere.

Ora saranno gli investigatori della Squadra Mobile della polizia e gli specialisti della Scientifica dei carabinieri ha dar corpo con riscontri fattuali al suo racconto, soprattutto attraverso analisi di laboratorio sui reperti, a cominciare dalla morsa usata per uccidere Benedita. —



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