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Carpi, Anna Caffarena il mondo di oggi e la trappola di Tucidide

Carpi, Anna Caffarena il mondo di oggi e la trappola di Tucidide

Questa sera alle 21 la docente di relazioni internazionali presso l’università di Torino, Anna Caffarena sarà al Club Giardino di Carpi per presentare il suo ultimo saggio, “La trappola di Tucidide”. Un libro dedicato agli scenari della politica globale e l’autrice svela qualche curiosità legata al saggio. L’autrice dialogherà con il giornalista di Radio Bruno, Pierluigi Senatore.

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CARPI. Questa sera alle 21 la docente di relazioni internazionali presso l’università di Torino, Anna Caffarena sarà al Club Giardino di Carpi per presentare il suo ultimo saggio, “La trappola di Tucidide”. Un libro dedicato agli scenari della politica globale e l’autrice svela qualche curiosità legata al saggio. L’autrice dialogherà con il giornalista di Radio Bruno, Pierluigi Senatore.

Perché “La trappola di Tucidide”?

«La chiave del libro sta nel sottotitolo, “perché la politica internazionale sembra non cambiare mai”, una riflessione sul non cambiamento quando tantissime cose della politica internazionale cambiano ed è legata al tema del ritorno della politica di potenza, quindi lo scontro tra Cina e Stati Uniti in mezzo alla quale si è trovata l’Europa e recentemente anche l’Italia con la vicenda della via della seta. Il tema è il ritorno della politica di potenze e l’immagine della trappola di Tucidide è molto legato al tema della politica di potenza perché questa immagine evoca il confronto tra una potenza consolidata e una potenza emergente che in varie epoche storiche replicherebbe quella dinamica delle relazioni che aveva intrappolato Sparta e Atene. Nel tempo questo meccanismo che induce una potenza consolidata a preoccuparsi dell’ascesa di una potenza emergente e quindi del ridursi di quel margine di potenza di cui gode si riproporrebbe oggi nel caso del Stati Uniti come potenza consolidata e Cina come potenza emergente. Questo è il tema della trappola».

Secondo lei potrebbe cambiare qualcosa con le prossime elezioni europee?

«Diciamo che l’orientamento di alcuni partiti europei, quelli definiti sovranisti certamente va nella direzione di un’adesione ad un modello americano, l’idea di mettere il proprio paese davanti a tutto, ragionare sulla base di un calcolo legato in una concezione restrittiva dell’interesse nazionale. Questo per l’Europa sarebbe devastante perché noi siamo un insieme di paesi e quindi, mentre se l'America singolarmente pratica questo tipo di politica e ha degli assetti dirompenti sul sistema ma non danneggia, la situazione è diversa in Europa dove ci sono un insieme di paesi che invece avevano scelto di muoversi insieme».

Siamo da sempre il “Vecchio continente” e si fa fatica a cambiare, dalle leggi al modo di pensare e vivere, perché?

«Le grandi sfide richiedono una cooperazione rafforzata tra i paesi e l'Europa, a partire dal 2003 si è estesa su un multilateralismo efficace, quindi andare nella direzione di cooperazione internazionale sempre più forte. Inoltre le sfide, quelle veramente importanti come il cambiamento climatico richiedono un ragionamento su un lungo periodo. E’ dagli anni Settanta che la crisi ambientale è molto chiara eppure è stato fatto davvero molto poco perché gli orizzonti temporali che bisogna abbracciare per le politiche ambientali richiedono un ragionamento di 20 o 30 anni e le classi politiche non hanno incentivi a fare ragionamenti su lunghi periodi, il ciclo elettorale nelle democrazie non incoraggia a fare ragionamento a lungo periodo» .

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