L’acqua pubblica può tornare ai Comuni Ma i conti rischiano
Se passasse la legge, Modena perderebbe subito 2,5 milioni di euro di dividendi Ma il problema sarebbe mantenere la rete e garantire gli investimenti
Se passasse la legge sull’acqua pubblica che il Movimento 5 stelle sta discutendo in Parlamento al Comune di Modena potrebbe venire a mancare una larga fetta dei circa 9 milioni di euro che ogni anno entrano nelle casse comunali grazie ai 97 milioni di azioni detenute in Hera. Una rivoluzione o una catastrofe, a seconda della lettura che si vuole dare alla complessa vicenda. Almeno 2,5 milioni di euro, comunque, verrebbero a mancare.
«Chi pagherà gli investimenti futuri delle infrastrutture del settore della distruzione dell’acqua e come potranno i Comuni risarcirci delle decine di milioni di euro che le multiutility hanno scucito in passato?».
Se lo chiedono le società italiane che gestiscono l’acqua pubblica, tra cui Hera ed Iren che sostanzialmente si dividono l’Emilia e la Romagna e sono controllate rispettivamente dai Comuni Bologna, Modena, Imola, Ravenna, Trieste, Padova, Udine e dai comuni di Reggio, Parma, Torino e Genova.
La domanda arriva a seguito del disegno di legge del M5S, attraverso la parlamentare Federica Daga: se applicata la nuova normativa porterà a notevoli cambiamenti nel settore acqua che di fatto tornerebbe a essere gestita dagli enti pubblici e non dalle società multiservizi come accade ora dagli anni ‘90.
In tutto le società italiane che svolgono questo compito sono 130 - ma le concessioni sono in circa 2mila - ed Hera è una delle principali. Se arrivasse la Legge Daga - nata dal referendum del 2011 sull’acqua pubblica- il ramo acqua di Hera dovrebbe abbandonare la quotazione alla Borsa di Milano e nascerebbero aziende speciali affidate ai comuni attuali soci della multiutility. Comuni che, di fatto, pur controllando direttamente e non indirettamente Hera perderebbero anche i ricchi dividendi che questo sistema produce. La società presieduta dal 2002 da Tomaso Tommasi di Vignano, con un importante snodo anche nella sede modenese di via Razzaboni, decide di non spiegare né quanto verrebbe a mancare ai comuni come entrate né quale sarebbe il costo stimato per tutti questi passaggi. Parliamo però rispettivamente, per quanto riguarda il comune di Modena, di mancate entrate per almeno 2,5 milioni l’anno.
Va tenuto presente che secondo l’ultimo dato disponibile sul sito del Comune di Modena il margine operativo lordo (MOL) di Hera nel 2017 è stato di 984,6 milioni di euro, con una crescita del 7,4% rispetto al precedente esercizio. Il pagamento al Comune del dividendo per azione è stato di circa dieci centesimi, in crescita da anni.
Per la sola Emilia-Romagna i costi una tantum del provvedimento si aggirerebbero invece sui 2,4 miliardi di euro di cui circa la metà compete ai territori di riferimento di Hera. La cifra miliardaria, secondo calcoli di Confservizi Emilia Romagna, se ne andrebbe tra indennizzi ai privati e debito finanziario che verrebbe consolidato nei bilanci dei comuni, mentre i costi ricorrenti ammonterebbero a 700-800 milioni di euro l’anno per l’intero comparto, soldi necessari per il finanziamento degli investimenti e l’erogazione gratuita di una cinquantina di litri di acqua al giorno a ogni cittadino. Circa un miliardo se ne andrebbe come indennizzo ai privati delle società dell’Emilia Romagna “estromessi” dalla legge. Inoltre, il ritorno alla gestione diretta secondo gli esperti comporterebbe la revoca delle concessioni con un costo stimato di circa 15 miliardi di euro totali.
Insomma il peso cadrebbe sui disastrati bilanci pubblici e il comune di Modena, al pari degli altri, si troverebbe in braghe di tela visto che cadrebbe inoltre una tegola da 1,4 miliardi di euro totali di consolidato nel bilancio per i comuni azionisti delle multiutility emiliane. Modena, e gli altri enti locali, dunque, non solo non avrebbe più le entrate dettate dalla presenza nell’azionariato - e decadrebbero anche le nomine degli amministratori, particolare politicamente importante nel “sistema” politico locale - ma dovrebbe in futuro pure occuparsi degli investimenti. Hera, dal canto suo, continuerebbe a vivere pure privata di un ramo fondamentale come quello dell’acqua. —
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