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«La carta vincente per noi italiani? Gli stabilimenti qui negli States»

Eleonora Alboresi
«La carta vincente per noi italiani? Gli stabilimenti qui negli States»

Concordi i produttori di ceramica presenti a Orlando «Gli americani vogliono tempi strettissimi di consegna»

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Si concluderà oggi all’Orange County convention centre di Orlando l’edizione 2019 di Coverings, la più importante fiera del continente americano per le piastrelle di ceramica e le pietre naturali.

La manifestazione, che quest’anno ha compiuto 30 anni, ha richiamato come sempre visitatori provenienti da ogni parte del mondo, accorsi per scoprire le ultime tendenze e le novità di un settore in continua evoluzione.

Per quanto riguarda gli espositori, l’Italia ha fatto ancora una volta da padrona, con 140 aziende che sono rappresentate (20 in più rispetto al 2018).

A motivare la massiccia presenza italiana non è solo l’indiscussa qualità dei prodotti e la lunga storia che la collega al settore ceramico, ma anche i continui investimenti realizzati dalle aziende in termini di innovazione tecnologica e ricerca, pari a 2 miliardi negli ultimi 5 anni.

«In tema di mercato – ha detto il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani – lo scorso anno l’Italia ha esportato negli Stati Uniti ceramica per oltre 600 milioni di euro, confermandosi il Paese leader tra i fornitori esteri. Le fabbriche in territorio americano riconducibili a gruppi italiani hanno invece venduto sul mercato domestico per un controvalore di 362 milioni».

Anche nel corso di questa edizione i premi sono stati tanti: fra questi, a sorpresa, quello per Antonio Poggi di Unicom Starker di Fiorano, per essere stato uno dei pionieri italiani del settore.

Per quanto riguarda le vendite, tra i principali Paesi concorrenti delle ceramiche del distretto sassolese ci sono Spagna, Cina e Brasile e, in modo particolare negli Stati Uniti una grossa sfida alla piastrella è rappresentata dalla crescita nell’utilizzo di pavimentazioni in LVT. Tra le carte giocate da alcune aziende italiane, una importante si deve alla scelta di avere degli stabilimenti produttivi direttamente sul territorio americano, con i conseguenti vantaggi della produzione in loco. Ma come è cambiato lo stile negli anni e come si muove la ceramica italiana nel nuovo continente?

«Questo – ha dichiarato Federica Minozzi, Ceo di Iris Ceramica Group – è un mercato molto importante che sta continuando a crescere enormemente: come Trump aveva promesso, gli americani stanno investendo tanto anche per gli edifici pubblici, per cui c’è un grande spazio. Oggi produciamo 10 milioni e mezzo di metri quadri negli Stati Uniti, dove stiamo introducendo anche i grandi formati. Produrre in loco consente di penetrare il mercato con la rapidità richiesta dagli americani. Qui il concetto di servizio e di puntualità nelle consegne è molto più accentuato rispetto all’Europa e c’è la pretesa di avere il materiale in tempi rapidissimi. Per noi produrre in Tennessee è fondamentale, così come avere magazzini decentralizzati. Per quanto riguarda il gusto, oggi nelle grandi città lo stile si è avvicinato a quello europeo, quindi spessori più sottili, minor contrasto cromatico e più sobrietà; mentre nel Mid West, nella parte centrale e nel Sud vanno ancora i formati più piccoli, prodotti più tradizionali e grandi contrasti cromatici».

Anche Panaria Group, che insieme ad altre sette aziende ha ricevuto un riconoscimento per aver partecipato a tutte le 30 edizioni di Coverings, sfrutta il vantaggio competitivo di possedere uno stabilimento produttivo in America. «A livello logistico – ha dichiarato il direttore marketing, Alessandro Golinelli – non siamo più costretti a dover ricorrere al trasporto via nave e ad altri componenti che aggravano i prezzi. In questo mercato possiamo soddisfare anche ordini più piccoli e possiamo servire con modalità più veloci e convenienti i clienti. Parlando di stile, c’è ancora una fetta predominante che apprezza i prodotti di gusto tipicamente americano, con colori più contrastanti e formati più piccoli, ma sta prendendo piede anche un forte trend di occidentalizzazione sia nei gusti estetici sia nei formati».

Dello stesso parere si è detto anche Gianni Mattioli, Ceo di Marazzi Usa, che ha parlato anche di materiali e concorrenza: «Le differenze tra i prodotti realizzati per il mercato italiano e per quello americano – ha spiegato – si concentrano prevalentemente su dimensioni dei formati e colori, ma devo dire che il gusto generale sta diventando abbastanza simile. La concorrenza con materiali come LVT o moquette è forte, ma dobbiamo continuare a difenderci con la qualità. Il costo dell’installazione è probabilmente uno dei fattori più problematici ed è un discorso vasto che come industria dobbiamo affrontare insieme, ma il prodotto ceramico resta comunque senza dubbio il migliore». —

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