Hera e l’acqua pubblica «Impossibile sapere quali saranno gli effetti»
Hera non condivide la nostra inchiesta di ieri su quanto potrebbe accadere se la gestione dell’acqua pubblica dovesse tornare in campo ai Comuni: da una parte una multiutility depotenziata che perderebbe uno dei suoi rami di azienda, dall’altra il Comune che avrebbe l’onore, ma soprattutto l’onere di gestire investimenti e manutenzioni milionari con, in più, una perdita di dividendi attorno ai due milioni e mezzo di euro degli attuali nove.
La replica di Hera parla di «una proposta di legge dai contenuti non definitivi, ed è quindi impossibile immaginare quali potrebbero essere i suoi effetti anche nel caso in cui dovesse essere approvata. Hera è una multiutility e il suo modello multibusiness è stato uno dei fattori di successo che l’hanno portata, dalla sua nascita nel 2002, a quintuplicare il MOL mentre l’utile netto è cresciuto di 8 volte e oggi detiene posizioni di eccellenza in tutte le attività gestite: oltre al servizio idrico integrato dove Hera è il secondo operatore a livello nazionale, è primo nel settore ambientale, terzo nella distribuzione gas e nella vendita di energia ai clienti finali».
Inoltre «gli utili originati dalla gestione del servizio idrico nel territorio servito vengono completamente reinvestiti dal Gruppo Hera, così da renderne sempre più resiliente ed efficiente la gestione, a tutto vantaggio dei cittadini e delle imprese».
Se l’acqua dovesse tornare ai Comuni, il core business della multiutility cambierebbe e tale dato avrebbe delle ricadute in Borsa. Ma anche questo Hera non vuole sentirselo dire: «L’azienda non abbandonerà - qualora la proposta diventi legge - la Borsa di Milano, presso la quale è quotata dal 2003 e recentemente è stata inserita nel listino delle 40 principali società quotate, il FTSE-MIB. Un traguardo sorretto da un percorso di crescita ininterrotta, avviato da Hera 16 anni fa e basato su solido un modello multibusiness e su strategie industriali vincenti, che hanno dimostrato con i fatti la resilienza della multiutility rispetto alle principali variabili macro dello scenario». —
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