Il Comune ha sistemato il rogito di Villa Tusini
Risolto in settimana il clamoroso pasticcio dopo cinque anni. Ma si scatena una furiosa polemica sulla fuga di notizie
SAN PROSPERO. In settimana il Comune di San Prospero ha sistemato le pratiche catastali: ora Villa Tusini è formalmente della comunità. Si conclude così una vicenda controversa, per certi aspetti imbarazzante. Affrontata quando pochi mesi fa un controllo ha consentito di scoprire che al catasto l’edificio sul quale San Prospero punta per il suo futuro risultava ancora della General Edil della famiglia Zaccarelli, dopo circa 5 anni dall’accordo che prevedeva il passaggio dell’immobile, per un milione e 100mila euro più le spese per il rogito. Risolte ora e non allora le formalità, resta una sconcertante sequela di polemiche, con i vari protagonisti della politica, ma anche i dipendenti del Comune, ad accusarsi l’un l’altro e puntando il dito contro chi ha scritto della vicenda. Per precisare i dettagli, o le interpretazioni, magari. Ma anche per deresponsabilizzarsi dalla presunta fuga di notizie - nei cassetti si sono accumulati negli anni carteggi dalle implicazioni evidentemente rilevanti - o per trasformare un argomento piccante in un piccantissimo spunto di reciproco attacco politico, in piena campagna elettorale.
La questione è stata dibattuta anche in Consiglio comunale, dove qualche straccio è volato. La consigliera Simona Porcu ha chiesto un nuovo accesso agli atti. Per capire chi e quanto pagherà il costo delle nuove operazioni procedurali, che hanno consentito di risolvere il problema. E proprio sulla Porcu si sono concentrate le accuse e gli strali più pesanti, anche quelli pubblici del segretario del Pd di San Prospero, Luca Pirazzoli: «... In merito alle accuse avanzate dalla consigliera di minoranza Porcu, vorrei precisare che la presa visione degli atti risale al 2013, quindi prima dell’insediamento della giunta Borghi. Inoltre, oggi, la Villa risulta essere definitivamente di proprietà del Comune anche dal punto di vista tecnico-amministrativo».
Non da meno il tecnico del Comune, Ferrarini, che smentisce di avere passato lui all’esterno eventuali informazioni: «L’articolo mi lede, fa intendere una discussione che non vi è mai stata tra me e la signora Porcu, alla quale è stata consegnata via pec la documentazione». Seguono gravi e personali giudizi sulla Gazzetta.
Simona Porcu: «Come consigliere ho svolto il mio dovere accedendo ad atti in merito ma sapendo che la vicenda sarebbe stata regolarizzata a breve e di concerto con il gruppo, non ho ritenuto necessario sollevare polemiche sterili. Dichiaro di non avere concesso interviste e di non essere stata partecipe dell’articolo».—
A.Se
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
