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“Veleno”, una raffica di azioni legali «Processi da riaprire e risarcimenti»

Alberto Setti
“Veleno”, una raffica di azioni legali «Processi da riaprire e risarcimenti»

Atti notificati ai responsabili. Chiesta la revisione alla Corte di appello di Ancona. «Ma vanno cambiati i metodi investigativi»

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Istanze per la riapertura dei processi, perché le nuove prove e una più indipendente interpretazione dei fatti dovrebbe palesemente far assolvere alcuni dei condannati rimasti tali. Istanze di revisione per chi invece è morto, attivate dai suoi parenti.

Istanze di risarcimento danni di persone mai condannate o prosciolte o assolte, ma comunque costrette ad anni di gogna giudiziaria ingiustificata.

Un esposto per far riaprire le indagini, rimaste a metà o purtroppo orientate dalla parte sbagliata, per comprendere chi e come possa aver costruito un castello giudiziario su vicende inesistenti, i famosi riti satanici nei cimiteri.

Sono le mosse più eclatanti che i legali coordinati dall’avvocato Patrizia Micai hanno portato avanti e stanno portando avanti in questi giorni, quelli della pubblicazione di “Veleno”, per restituire alla Bassa ferita la verità sui mostri e sui fantasmi che hanno spazzato via dalle famiglie tra Massa e Mirandola la vita delle famiglie, spezzando il legame tra quelle naturali e almeno una ventina di bambini che non sono più tornati.

«In questa fase non è opportuno entrare nei dettagli - spiega il legale - Ma posso anzitutto confermato di avere già depositato presso la Corte di Appello di Ancona alcune istanze di revisione dei processi. Alcuni miei assistiti sono stati condannati all’inizio di questa vicenda assurda sulla base di fatti che le nuove prove, come le testimonianze dei ragazzi che sono tornati indietro da “una notte durata vent’anni” ci hanno confermato. Non erano stati abusati. Sono ferite aperte, vicende drammatiche che impongono di non restare indifferenti, ma richiedono un minimo di opportuna riservatezza».

Il legale plaude alla recente pubblicazione del libro inchiesta di Pablo Trincia, “Veleno. Una storia Vera” di Einaudi. «Mi aspetto come Pablo che vengano riaperte le indagini, il suo lavoro è stato essenziale. Il nostro procede di concerto, con modalità più tecniche.

E i processi per chi è già stato assolto o comunque prosciolto?

«Persone che hanno sofferto l’indescrivibile. Il problema in questi casi è quantificare, “oggettivizzare”. Si potrà parlare più propriamente di un ristoro. Comunque in questi casi sono stati commessi evidenti errori. Abbiamo avviato azioni legali destinate ad alcuni dei responsabili di questi errori. Sono i primi passi per far aprire le polizze assicurative. Si tratterà con certezza in questa sede...».

Ma le indagini, avvocato, non sono facili da far riaprire. È evidente ormai che la Giustizia non cercherà appigli per assecondare questo desiderio di nuova verità, ma l’evidente contrario.

«Si è deciso su fatti presupposti ma mai acclarati. È un atto doloroso ma necessario, poiché, per l’allarme sociale che ne è scaturito, serve una accertamento su come tutto questo possa essere accaduto. Un metodo che va necessariamente rivisto, perché non può più accadere...».

Ha una idea praticabile?

«Non vorrei in premessa si confondessero i piani, noi siamo contro la pedofilia, contro gli abusi, ma chiediamo strumenti per evitare questo tipo di gravi, ricorrenti e purtroppo autolesionistici errori, ai fini della repressione dei reati veri di questo tipo. In questo senso, possono essere utili le associazioni di genitori, per migliorare i controlli, per intensificarli, per renderli efficaci, per ottimizzare gli strumenti a disposizione delle Procure. Strappare un bambino alla famiglia e concludere 14 anni dopo che i genitori o il famigliare non hanno commesso alcun reato è una situazione irreparabile».

E la commissione di inchiesta invocata da alcuni politici?

«Se parliamo del controllo delle case famiglia, penso debba essere estesa a situazioni emergenziali in tutta Italia. I conflitti di interesse e di ruoli cui abbiamo assistito nella Bassa meritano tuttora un dovuto e sincero chiarimento. Sempre perché non accada mai più».

Cosa pensa infine?

«Che ci troviamo davanti a temi immensi, incentrati sul tema famiglia. A bambini che si trovano tra famiglie naturali e famiglie affidatarie che diventano... naturalmente naturali. La giustizia non può più riparare dopo vent’anni. È una aberrazione giuridica mostruosa. La nostra decisione di percorrere ogni possibile vicolo giudiziario mira a questo. Azioni legali che vanno oltre. Faccio appello al senso di umanità di chi dovrà affrontare con noi queste decisione. E mi auguro che sia la volta buona». —



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