Estorsione al disabile Soprusi confermati
CAVEZZO. «Se non mi dai quei soldi non vai in laboratorio». Per cifre dai 5 ai 20 euro ha ricattato un uomo down che seguiva procurandogli talmente tanta angoscia che tutti quelli che vivono attorno lui se ne sono accorti. Lo hanno raccontato le sue figure di riferimento nel corso del processo a porte chiuse (è una direttissima) nei confronti di Federico M., l’educatore 40enne accusato di estorsione, difeso dall’avvocato Giovanni Casara.
Davanti al giudice Carolina Clò sono sfilati la collega dell’imputato, anche lei operatrice al centro disabili di Mirandola, la loro coordinatrice, e anche l’assistente sociale e la responsabile di servizio per la zona che hanno sporto la denuncia contro il presunto ricattatore, l’uomo che doveva prestare servizio e aiuto anziché impedire che 41enne cavezzese disabile venisse prospettata l’ipotesi di non poter partecipare al laboratorio che, di fatto , è l’unico momento di socializzazione della sua giornata fuori casa.
Da questo punto di vista l’udienza non ha riservato sorprese. Tutti hanno infatti confermato quanto già era emerso in sede di indagini, condotte dalla Compagnia dei carabinieri di Carpi coordinata dalla Procura. I racconti principali sono arrivati da chi ha sporto denuncia. L’assistente sociale e la responsabile hanno confermato totalmente il racconto fatto dalla vittima. Che era lo stesso identico racconto fatto alla madre quando ha scoperto cosa accadeva. È stato uno stratagemma a portare alla luce questa serie di richieste che, benché modeste, sono estorsive e che, secondo l’accusa, sarebbero state attuate tra l’inizio e il magio 2018.
La madre e il fratello si erano accorti che mancava il denaro dal portafogli e così l’ha tenuto d’occhio. Quando un giorno il figlio è tornato senza soldi l’ha messo alle strette e lui, angosciato e solo desideroso di aprirsi con qualcuno per raccontare cosa gli stava succedendo, ha raccontato di questi ricatti compiuti da un operatore. Racconto fatto dalla madre alle due funzionarie dell’assistenza sociale che hanno ascoltato con le loro orecchie, pari pari, dallo stesso disabile presunta vittima dei ricatti. Di qui la denuncia.
La prossima udienza è stata calendariata per il 29 novembre con la discussione e, probabilmente, la sentenza. L’operatore mirandolese rischia almeno cinque anni di condanna. —
C.G.
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