Traffico di cuccioli da migliaia di euro Salvati 237 cagnolini
Sgominata una banda che li portava in Italia dalla Slovacchia Gli animali stanno bene: alcuni sono ospitati nel modenese
Stanno bene: hanno mangiato e l’esito della prima visita è buono. Alcuni dei cani sequestrati durante un’operazione dei carabinieri forestali di Reggio Emilia per traffico di animali sono stati portati in un canile del Modenese. Sono 29 in tutto, di cui 25 cuccioli tutti di razze pregiate. I cani venivano prelevati in Slovacchia e rivenduti in Italia con annunci online con documentazione e vaccinazioni fasulle, tant’è che molti dei cuccioli – comprati in buonafede dai padroni – morivano in breve tempo. I carabinieri del Gruppo Forestale di Reggio hanno scoperto un’associazione a delinquere che aveva il suo fulcro oltre Secchia e diramazioni in tutta Italia. L’hanno chiamata “Operazione Crudelia”, perché a capo del sodalizio c’erano una donna di 29 anni (E.I., nativa di Praga e residente a Reggio), il marito di 37 anni (P.A., origini napoletane) e il padre di 54 anni (E.W., cittadino della Repubblica Ceca), quest’ultimo irreperibile e ricercato. I tre sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di animali da compagnia, maltrattamento di animali, frode in commercio, falsità di atti e truffa. Sono indagate per traffico illecito di animali da compagnia e frode in commercio altre 11 persone. L’indagine è partita nel 2017 quando i carabinieri hanno fermato un’auto: nel bagagliaio erano ammassati 23 cuccioli privi di microchip e libretto veterinario, con flaconcini di vaccino vuoti e il particolare agghiacciante di due scatole vuote, prima forse occupate da cuccioli spirati. Da lì si è così scoperto il grande giro d’affari tra Nitra (Slovacchia) e Reggio. La 29enne al vertice organizzava i “rifornimenti”, pubblicava annunci su siti internet nazionali ed effettuava le consegne. Il padre trasportava i cani. Il marito, oltre a partecipare al trasporto, acquistava e compilava i libretti veterinari e gestiva la “rete” di vendita, sia ad esercizi commerciali sia a privati. Dalle mani degli aguzzini passavano mille cani all’anno, per un giro d’affari stimato in 500mila euro. Alcuni esempi: il bulldog francese “blu”, una delle razze più ricercate, costava al gruppo criminale 300 euro e veniva venduto a mille; il bulldog francese costava 150 euro, prezzo agli intermediari o al consumatore finale 600 euro; il maltese da 120 euro veniva piazzato a 500 euro. Sono 237 i cagnolini di razze pregiate sottratti alla banda: 129 trovati nei controlli su strada nei due anni di inchiesta e 108 nel blitz finale. —
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