L’allarme di Ires: «Per il 2019 crescita prevista allo 0,3%» E salgono gli inattivi
Valerio Vanelli: «Dato molto basso, nel 2020 si migliora» Sempre più le persone che non cercano nemmeno lavoro
«Sarà che sono un ottimista per natura, ma le previsioni per il 2019 sono più basse di quello che mi attendevo».
Valerio Vanelli, ricercatore di Ires (Istituto ricerche economiche sociali), lo dice con un sorriso amaro, a margine della presentazione dell’osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Modena. Un approfondito studio che fotografa lo stato di salute del territorio geminiano relativamente al 2018, ma è chiaro che lo sguardo è già proiettato al futuro.
«Per il 2019 le previsioni di crescita sono più basse di quello che speravo: +0,3% che per questo territorio è un valore davvero basso. Considerate che nel 2018 era tra l’1,4 e l’1,5% ed era già in rallentamento rispetto al 2017. L’unica consolazione è che le previsioni per il 2020 parlano di un recupero dell’1%. Ma le previsioni non sono dati reali».
Reali, invece, i dati presentati ieri nel convegno che si è tenuto presso la sede della Cgil: «Il quadro provinciale per il 2018 è in linea con quello regionale, con tassi di crescita dell’1,4%: i migliori in Italia».
A trainare l’economia modenese è ancora l’export (quasi 13 miliardi): rispetto al 2008 il valore delle esportazioni provinciali è aumentato del 19%. Buon andamento per gli alimentari (+2,8%), macchinari e apparecchiature (+8,5%). Segno negativo per autoveicoli, rimorchi e semi-rimorchi (-2,5%) e per il settore ceramico (-2,7%).
Si è registrata anche un’ulteriore contrazione del tessuto imprenditoriale: «Di poco conto - specifica Vanelli - Appena lo 0,3%, ma è una diminuzione che si va a sommare a quelle degli anni precedenti». Dal 2008 in avanti sono sparite 3.800 imprese, soprattutto a carattere individuale.
Per quanto concerne il mondo del lavoro tra il 2017 e il 2018 si è assistito a una minima flessione dell’occupazione provinciale, in controtendenza rispetto al dato regionale. E si tratta di una contrazione esclusivamente femminile: il numero di donne occupate è diminuito dell’1,9% (2.650 in meno), mentre per gli uomini il segno più è dello 0,9%.
Il tasso di disoccupazione è passato dal 7,1% del 2017 al 6% del 2018.
A questo calo corrisponde la crescita delle persone inattive: un aumento di oltre 4.200 unità che corrisponde a un +3,7 %. In regione gli inattivi sono scesi del 2%.
«Se al tasso di disoccupazione ufficiale aggiungiamo gli inattivi - prosegue Vanelli - raggiungiamo il cosiddetto tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro che è del 10,4%. Non dimentichiamo che il territorio di Modena anticipa le tendenze che poi si riscontrano a livello regionale e nazionale. Quindi è probabile che le persone inizino a percepire quella crisi che si è registrata dalla seconda metà del 2018: uno scoraggiamento che induce a non cercare nemmeno lavoro. E se Modena evidenzia questo attegiamento ora, può darsi che lo ritroveremo a livello regionale più avanti».
Infine alcuni aspetti demografici interessanti e che inevitabilmente influiscono sull’economia: «In una decina di anni abbiamo perso più di un quinto dei nati: se nel 2008 nascevano 100 persone, adesso siamo a 79. Un fenomeno attutito solo in parte dalla componente straniera che si attesta sul 13%, il terzo dato più alto in regione dopo Piacenza e Parma. Tra il 1993 e il 2018 la fascia di popolazione anziana è aumentata del 41,7% a fronte di un incremento della popolazione complessiva inferiore del 16%. L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno noto, ma non per questo - conclude Vanelli - meno preoccupante». —
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