Gazzetta di Modena

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finale 

Vittorio l’alpino, tornerà a casa cent’anni dopo la sua morte

Francesco Dondi

Sepolto nel cimitero di Massa fu ucciso da una polmonite nel dicembre del 1918 Era di Costabissara, nel Vicentino. Il Comune: «A maggio la cerimonia»

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Dopo cento anni finirà l’odissea di un alpino vicentino che a 19 anni aveva combattuto nella Grande Guerra, era caduto prigioniero degli austriaci ed era morto di influenza spagnola a Massa, subito dopo l’armistizio. Il suo corpo tornerà finalmente a casa il 18 e 19 maggio prossimi, grazie alla collaborazione del Comune di Finale. Il nome dell’alpino è Vittorio Gerolimon ed era nato a Costabissara il 26 ottobre 1898. Morì il 5 dicembre 1918 all’ospedale da campo n. 0159 per malattia (polmonite). Erano i giorni in cui imperversava, anche nella Bassa modenese, l’influenza spagnola, che fece milioni di vittime in tutto il mondo. In tutta l’Emilia Romagna e in altre regioni erano stati allestiti centri per la raccolta degli ex prigionieri italiani liberati dal nemico. Le autorità li avevano istituiti per curare e bonificare questi soldati, che tornavano da mesi o anni di prigionia in campi di concentramento dove la vita era stata durissima, soprattutto per i soldati semplici; ma, a parte i fini “umanitari” della nuova forma di detenzione, i vertici politici e militari italiani volevano soprattutto accertare le cause della loro cattura. Capire se fossero stati disertori, soprattutto in occasione di Caporetto. Volevano rieducarli al senso della patria, preoccupati dal fatto che durante il periodo di prigionia avrebbero potuto essere entrati in contatto con idee rivoluzionarie (“bolsceviche”). Queste vicende sono raccontate in dettaglio dal volume “1918 prigionieri italiani in Emilia” (Edizioni Il Fiorino) dello storico e giornalista mirandolese Fabio Montella.Gerolimon era quasi certamente uno di questi ex prigionieri liberati. Il suo ruolo matricolare ci racconta che era alto un metro e 77 centimetri, la circonferenza del torace era di 86 centimetri, aveva i capelli biondi e lisci, il naso regolare, gli occhi chiari, il colorito pallido e la dentatura sana. Nella vita di tutti i giorni faceva il contadino. Sapeva leggere e scrivere.

Dopo essere stato chiamato alle armi il 28 febbraio 1917, entrò nel 6° reggimento alpini. Probabilmente finì prigioniero e, dopo l’armistizio, invece di rientrare a casa dai suoi famigliari si trovò a finire i suoi giorni a Massa. Morì alle 6 e 40 di un freddo pomeriggio di dicembre, in un edificio che si trovava al civico 109 della via Provinciale. Ebbe il conforto religioso di un cappellano militare genovese, il tenente don Leone Musella. La sua salma fu sepolta nel cimitero di Massa, dove è rimasta fino a oggi. Il ritorno della salma dell’alpino è prevista per i prossimi 18 e 19maggio. «Siamo ben contenti di restituire questo soldato al suo paese natale. – commenta l’assessore alla Cultura Gianluca Borgatti – Sarà una cerimonia commovente». Dopo la mostra di foto di Vasco Pedrazzi, in occasione del centenario, il Comune si conferma così molto sensibile al tema della memoria della Grande Guerra. A segnalare la vicenda al Comune è stato il bolognese Giuliano Mazzini, socio dell’associazione storica culturale “Emilia Romagna al fronte” di San Giovanni in Persiceto. L’associazione ha lo scopo di preservare la memoria di tutti coloro che sono morti nella prima guerra mondiale, «Sono orgoglioso di essermi impegnato affinché lo “sfortunato giovanotto”, dopo un secolo, torni al suo paese. – spiega Mazzini– L’importante è ora che il povero alpino venga accolto dai suoi paesani con onore e dovuto rispetto alla memoria». —



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