L’appello di don Prageeth per lo Sri Lanka «Pregate per noi dopo gli attentati»
Il sacerdote è il riferimento della comunità cingalese e ieri nella chiesa di Sant’Adriano si è tenuta una messa per le vittime
«Pregate per noi, non c’è molto altro che si possa fare, ora come ora». Don Prageeth è un sacerdote srilankese che vive a Modena da qualche tempo. È, attualmente, una sorta di ‘cappellano’ della comunità cattolica dello Sri Lanka nella nostra diocesi e non solo. Ieri, il don ha celebrato una messa per le vittime nella chiesa di Sant’Adriano.
Durante la settimana don Prageeth vive in seminario e presta servizio nella parrocchia di San Francesco in città, nel fine settimana si sposta a celebrare con una parte degli srilankesi cattolici soprattutto a Spilamberto e Vignola (dove questa comunità etnica è particolarmente numerosa) ma anche a Modena e, in determinate circostanze, anche fuori dalla diocesi.
Don Prageeth non parla ancora bene l’italiano, è qui da poco, ma accetta di rispondere ad alcune domande all’indomani degli attentati che hanno colpito, in particolare, la minoranza cristiana dello Sri Lanka. In quel Paese, infatti, la maggioranza è buddista (circa il 70%), i cristiani in gran parte cattolici sono il 7,5% degli srilankesi. «La situazione è molto fluida in Sri Lanka, ancora nessuno sa chi realmente abbia compiuto questi attentati. Anche oggi (ieri, ndr) sono scoppiate altre bombe. Le persone qui a Modena sono molto preoccupate, il giorno di Pasqua abbiamo pregato tutti insieme per la situazione nello Sri Lanka e in particolare per le persone che sono morte, persone di tutto il mondo che sono state uccise da questa violenza immotivata». La domanda per don Prageeth è se sia possibile fare qualcosa da qui ed eventualmente cosa: «Possiamo soltanto pregare il Signore - sottolinea il sacerdote - per i defunti, per i feriti, per lo Sri Lanka. Perché Dio ponga fine a questa violenza e possa far sì che l’animo di chi ha compiuto tutto questo possa cambiare e convertirsi. Non si può fare molto altro: in Sri Lanka ora vige il coprifuoco, le persone non possono nemmeno uscire da casa…».
Si capisce bene che il pensiero del sacerdote e di tutta la comunità srilankese (i cattolici nella nostra diocesi sono circa un migliaio, non mancano inoltre anche tanti srilankesi che hanno acquisito la cittadinanza italiana dato che vivono qui ormai da molti anni) va ai loro connazionali così provati da questo fiume di orrore.
Tra l’altro, come ha confermato anche il sindaco di Spilamberto Umberto Costantini, non sono pochi gli srilankesi che vivono nel nostro territorio che sono originari proprio dei luoghi dove sono stati commessi gli attentati.
In Sri Lanka, luogo che fino a una decina di anni fa era stato al centro di una vasta e sanguinosa guerriglia delle cosiddette ‘tigri tamil’ della minoranza etnica tamil (la maggior parte della popolazione è di etnia cingalese), la situazione era in realtà piuttosto tranquilla negli ultimi anni.
Don Prageeth conferma questo scenario: «Non c’erano avvisaglie che potessero far pensare a una situazione come questa. La minoranza cristiana vive in armonia con il resto della popolazione».
E il finale del sacerdote cingalese che vive e svolge il suo servizio pastorale tra i connazionali del Modenese, richiama l’inizio con un appello accorato affinché non ci si dimentichi di quella popolazione che sta soffrendo in modo inaudito: «Pregate per noi, grazie perché lo fate. Sappiamo che si è pregato in tante parrocchie dopo gli attentati. Continuate a farlo», sono le sue sentite parole. —
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