Modena, polizze e fondi con firme false: Banca Mediolanum condannata
A dieci anni dalle richieste una cliente modenese riesce a ottenere dal giudice la restituzione di 187mila euro per assicurazioni vita e annullare 6 investimenti non autorizzati
MODENA. Il Tribunale Ordinario di Modena ha condannato Mediolanum Banca e Mediolanum Vita (tra loro in solido) a restituire 187mila euro a una cliente modenese dopo aver annullato dieci contratti, sei dei quali fondi con firme falsificate.
La sentenza arriva dieci anni dopo le prime richieste della cliente quando ha scoperto l’incredibile serie di somme addebitate per le polizze vita “index linked” firmate nel 2000 e quelle successive a lei attribuite con firme giudicate “apocrife”. In tutto la cliente chiedeva la restituzione di 289mila euro e un risarcimento di 84mila euro oltre alla dichiarazione di nullità dei contratti.
Tutto ruotava attorno a due conti correnti della banca a lei intestati e a discrepanze tra numeri di polizza e di proposta assicurativa. Per questo il giudice sottolinea che «la falsità della sottoscrizione impedisce di considerare il documento come fonte di qualsivoglia effetto contrattuale».
Questo groviglio di contratti veri e falsificati attribuiti a un’unica cliente è concretamente riconducibile a due promotori (che oggi Mediolanum disconosce come semplici «agenti senza rappresentanza»), ma la banca e la sua società finanziaria, secondo il tribunale, anche se non sono in malafede non possono sottrarsi alle loro responsabilità legali.
Il tribunale infatti ritiene che «il collegamento tra le somme addebitate e le somme accreditate sussista, seppure nessun titolo valido supporti tali versamenti». In altre parole, prelievi e versamenti sono sì avvenuti ma in modo del tutto ingiustificato. E già un anno fa, con un’ordinanza, furono indicati gli addebiti eseguiti in base ai contratti con firma fasulla e quelli non autorizzati.
Al centro della causa si trovano infatti polizze assicurative che includevano investimenti finanziari che seguivano regole precedenti alla riforma del 2005. In sostanza la polizza vita del cliente era composta dai suoi versamenti che venivano investiti in attività finanziarie dal valore fluttuante.
Secondo il consulente del giudice, i prodotti assicurativi che riportano una firma autentica, come i contratti Europension (in questi due casi alla cliente era stato dato un documento informativo), attivando un fondo “Sector”, riportavano indicazioni di come fossero caratterizzati da una possibili alta crescita ma anche da un’alta volatilità e alto rischio.
«Nel caso in specie - scrive il giudice - pare evidente dalla documentazione che Mediolanum inseriva nell’ambito di prodotti pensionistici e polizze assicurative quote di rischio a carico dell’assicurato». Per questo «il tribunale reputa corretto qualificare questi contratti in termini di investimenti in strumenti finanziari che avrebbero richiesto l’osservanza di regole di comportamento previste dalla normativa».
Questo per le polizze sottoscritte dal cliente. Poi ci sono i fondi con la firma apocrifa: tutti annullati.
In conclusione il giudice ha tenuto conto del fatto che la Mediolanum non ha chiesto di restituire le plusvalenze, in caso di condanna della cliente («sul presupposto del carattere indebito degli accrediti a seguito del riscatto in forza del titolo nullo»), ma solo della riduzione dell’importo dovuto alla cliente delle somme già restituite o rimborsate. Per questo, fatte le differenze tra quanto restituito e quanto dovuto dalle polizze nulle, la Banca Medilanum è condannata a restituire 187.065 euro oltre interessi e a pagare le spese legali. —
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