Villa Tusini, tregua di Pasqua dopo la rabbia del sindaco
Borghi difende l’operato della giunta e chiama in causa il poliziotto Fontana La replica: «Mai detto nulla in merito, abbia più rispetto». E arrivano le scuse
san prospero. La questione Villa Tusini, con le indagini della Finanza che già in due occasioni ha acquisito documentazione in municipio, ha surriscaldato gli animi della campagna elettorale, e solo la Pasqua sembra avere riportato un clima più aderente alla realtà, e non pretestuosamente polemico, vittimistico e ricco di interpretazioni personali. Ad adirarsi era stato da ultimo il sindaco Sauro Borghi, che in uno sfogo personale aveva pesantemente criticato anche il candidato sindaco dell’altra lista, Bruno Fontana, liquidandolo come “il polizziotto Fontana”.
Prevedibile la replica dello stesso Fontana: «Quando ho accettato l’incarico di candidarmi a sindaco di San Prospero, più di qualche amico, che mi conosce bene mi ha messo in guardia su quella che viene definita la “politica del fango”. Non ho mai fatto dichiarazioni (anche perché è mia intenzione concordarle sempre con il gruppo di lavoro) sull’acquisto di Villa Tusini, intenzionato ad esprimere una opinione solo dopo aver letto le carte... Vorrei ricordare all’attuale sindaco, che nelle sue dichiarazioni mi ha citato più volte come “il poliziotto Fontana” e non il candidato sindaco, che indossare una divisa e servire lo Stato, rischiando la vita, non è un lavoro dequalificante, anzi per me è un vanto. Borghi non mi conosce nemmeno per cui lo invito, prima di dare giudizi di incapacità politico amministrativa, di informarsi e soprattutto di avere rispetto per le persone».
E a Pasqua ecco un clima meno teso: «A Bruno Fontana le mie scuse laddove abbia pensato che io abbia usato il nome “polizziotto” in tono dispregiativo - precisa il sindaco - Vorrei inoltre porre fine alle polemiche su Villa Tusini che mi ha visto inviare esposto alla Corte dei Conti per il bene dell’Amministrazione e nell’interesse della gente che sono orgoglioso di rappresentare. Peraltro mi sento sicuro nell’affermare che la situazione verrà chiarita dall’inchiesta. Confermo con fermezza che non sono indagato ma sono solo stato chiamato in veste istituzionale ad esporre quanto di mia conoscenza», conclude Borghi spiegandosi per la tensione che ha ferito anche i suoi famigliari.
Sulla vicenda Tusini, come già riportato dalla Gazzetta, la questione è nota. C’è stata la mancata trascrizione formale del rogito con la Generaledil, dopo aver pagato l’acquisto della villa 1milione 100mila euro, risolvendo la questione della prelazione esercitata dal Comune.
Gli atti in ritardo - che Borghi spiega come “un errore amministrativo, di cui il sindaco e l’amministrazione» sono la parte lesa, hanno comportato la necessità di imputare la spesa «a chi ha sbagliato, costringendo l’amministrazione ad un nuovo contratto con relative imposte». Di qui l’esposto alla Corte dei Conti e la richiesta di aprire una pratica assicurativa ai diretti interessati.
«I documenti sono agli atti, non abbiamo lasciato nulla al caso. Recupereremo i costi non dovuti e siamo pronti per il progetto partecipato su Villa Tusini», conclude Borghi. —
Alberto Setti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
