Passante colpito da una fiocina L’accusa è di tentato omicidio
I due, ora ricoverati in una struttura, al Gip: «A Modena per la qualità della vita» La vittima: «Pensavo a una rapina, non che volessero uccidermi in quel modo»
Sono scesi dal treno a Modena perché Modena è la città con la più alta qualità della vita in Italia. E loro volevano vivere meglio. Per questo, dopo qualche giorno di indecisione tra Modena e Bolzano, hanno scelto la città più comoda da raggiungere da Foggia. Si sono domandati però come avrebbero potuto vivere a Modena se non conoscevano nessuno e soprattutto considerando che sono due giovani in cura psichiatrica. Così hanno ideato uno stratagemma cruento per attirare l’attenzione. Nella loro fantasia deforme, il modo migliore era farsi rinchiudere in una struttura psichiatrica come quella che frequentavano e da lì uscire e trascorrere giornate meno noiose di quelle che offre un paesino della provincia foggiana come Rodi Garganico. Il loro metodo era però criminale: con due fucili da sub hanno rischiato di uccidere un passante a caso. Era il noto critico cinematografico modenese Gianluigi Lanza, che si stava recando al cinema Victoria per vedere, ironia della sorte, un film horror. Ma l’orrore è capitato a lui e se non è finita male è solo perché indossava un giubbotto e un maglione che hanno attutito il colpo di fiocina sparato dai due. Questa ricostruzione dei fatti è stata ripetuta ieri dai due giovani di Manfredonia, di 22 e 23 anni, davanti al gip Andrea Romito durante l’interrogatorio di garanzia a Sant’Anna. Hanno aggiunto, in presenza dell’avvocato Silvia Silvestri, di aver cercato un gesto eclatante ma di non aver voluto protestare contro la struttura di Rodi che li seguiva, Villa Libera, e che anzi lì si trovavano molto bene. Si erano allontanati da lì per stare meglio, non per scappare da un qualche inferno secondo una voce messa in giro da qualcuno. «Noi non volevamo uccidere, volevano solo attirare l’attenzione e venire curati a Modena - hanno spiegato al giudice - volevamo stare in questa città che è il massimo in Italia». Convalidando l’arresto, il giudice ha disposto per entrambi la misura cautelare dell’internamento nella Rems di Reggio Emilia presso l’ex Opg oggi sotto la casa circondariale locale. Resteranno lì, in cura psichiatrica, in attesa della fine delle indagini seguite dal pm Katia Marino. Per entrambi l’accusa è tentato omicidio in concorso. Quanto alla loro fuga, si è chiarito che si è trattato in realtà di un allontanamento: Villa Libera è una struttura di cura psichiatrica aperta e non richiede autorizzazioni per chi non è presente.
Sta meglio la vittima del loro assurdo agguato compiuto in via Pico la sera del Venerdì Santo. Racconta Gianluigi Lanza: «Avevo quei due alle spalle. Mentre camminavo nella strada vuota credevo mi tirassero delle palle di gomma per intimidirmi. Era convinto che volessero rapinarmi del portafoglio e del cellulare. Non avrei mai immaginato che volessero uccidermi».
«Venerdì sera intorno alle 20.30, sceso dal treno, sono uscito dalla Porta Nord. In via Pico mi sono fermato un attimo davanti alla palestra. Era presto per andare la cinema: il film, un horror intitolato “La Llorona. Le Lacrime del Male”, iniziava tardi”. Improvvisamente li ho sentiti alle spalle. Li ho visti con la coda dell’occhio. Poi ho sentito sulla schiena una botta, come di una palla di gomma. Mentre uno dei due mi passava accanto con una faccia paonazza, l’altro da una decina di metri mi ha tirato di nuovo una palla. Ho messo la mano sulla schiena: era una punta di fiocina. Sanguinavo». Lanza è stato medicato e curato al pronto soccorso: la freccia è penetrata nella carne per pochi centimetri senza che gli arpioni la lacerassero. Se invece del giaccone avesse avuto una maglietta sarebbe morto trafitto. —
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