Revocati duecentomila euro all’azienda “Possioncella”
«Incongruenze progettuali-impiantistiche»: dopo 5 anni la Regione cambia idea La famiglia Balboni: magazzino per fiori e plastica, già dato l’ok a suo tempo
SAN FELICE. Il contributo era stato concesso dopo le procedure del caso a luglio del 2014. Aveva superato il vaglio anche della commissione che esamina gli aspetti strutturali nelle ricostruzioni post sisma. Ma dopo cinque anni, la Regione ha sospeso la liquidazione dell’ultimo Sal. Poco più di 200mila euro, che chi ha lavorato non avrà, e conseguentemente dovrà chiedere ai titolari dell’azienda, Luca e Agnese Balboni. La sorpresa è nell’ordinanza di “Revoca parziale del contributo pubblicata agli albi della Regione il 2 aprile. Sette pagine di cifre e contestazioni, a conclusione di un iter di revisione che ha lasciato sconcertati i conosciuti titolari della storica azienda. In sostanza viene loro contestata la realizzazione di solai idonei ad una abitazione, ma non a sostenere i pesi di un magazzino, quale è da anni l’ex storica casa colonica di via Cardinala.
L’ordinanza contesta anche l’installazione di un impianto termico “non pertinente con la destinazione d’uso a deposito magazzino” ed “elementi di finitura incongruenti con la destinazione d’uso a deposito-magazzino, rispetto alla quale si configurano come elementi di eccessivo pregio”. Insomma, aver messo un infisso con vetrocamera invece di un infisso che fa passare il freddo è uno dei motivi di revoca. Il risultato conclusivo è che è stato bloccato l’ultimo Sal, ricalcolato e di fatto abbattuto il contributo, a lavori finiti da tempo. Una vicenda che per chi vive di vendita di fiori rappresenta un rischio di... sopravvivenza. Tanto che l’azienda già alle prime contestazioni avrebbe presentato osservazioni, che risultano dal decreto e non hanno ancora risolto la situazione. In sostanza spiegando la storia dell’edificio. Nato come abitazione, ma la famiglia dopo un piano di sistemazione aveva ottenuto nel 2000 dal Comune la concessione per costruire la nuova casa di residenza. Quella antica era stata riqualificata come magazzino. Il sisma l’ha danneggiata, la famiglia ha chiesto il contributo e dovendo rispettare il vincolo urbanistico comunale di restauro di un edificio rurale l’ha ristrutturata, senza pensare a un magazzino per carichi speciali, ma per sostenere plastiche e attrezzature leggere, legate alla coltivazioni dei fiori. E poi c’era già stata una valutazione ad hoc, superata. Così dopo tempo ci si domanda se potevano bastare alcuni rinforzi (travi) per soddisfare l’esigenza formale di maggior carico, dialogando di più e senza bisogno di un colpo così destabilizzante. —
A.Se.
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