Museo diocesano La riapertura dopo sette anni dal terremoto
Domenica 5 maggio l’inaugurazione con il cardinale Bassetti Un centinaio le opere negli spazi incastonati in Sant’Ignazio
Uno scrigno ricco di tesori, almeno un centinaio, riaprirà per mostrare la sua bellezza agli occhi curiosi dei visitatori. A sette anni dal terremoto, dopo un percorso in cui è stato necessario manifestare tenacia e caparbietà, riaprirà il museo diocesano. Da domenica 5 maggio alle 14.30 questo tesoro farà nuovamente bella mostra di sè.
L’annuncio lo ha dato ieri mattina il vescovo Francesco Cavina, insieme al direttore del museo diocesano di arte sacra, Andrea Beltrami, il funzionario della Soprintendenza Maria Grazia Gattari, l’ingegner Marco Soglia, responsabile dell’ufficio ricostruzione della Diocesi. I lavori per riaprire il museo, incastonato nella chiesa di Sant’Ignazio, fondata dai Gesuiti nel 1670, in corso Fanti, sono costati 829mila più 49mila per le varianti.
I LAVORI
I tempi hanno fatto sospirare: la progettazione ha richiesto quattro anni, l’esecuzione un anno e tre mesi. Il progetto architettonico e di restauro è stato redatto dallo studio Arké di Modena, seguito in particolare dall’architetto Anna Allesina e dall’architetto Alessandra Ontani. I lavori sono stati eseguiti principalmente dalla Cooperativa edile artigiana di Parma con la ditta Leonardo.
«Il museo diocesano ci aiuta a comprendere il nostro passato, matura il senso di appartenenza al territorio in cui si vive - ha detto Cavina - permette di scoprire il cammino di fede di ogni generazione. La riapertura, quindi, mette in risalto la presenza della chiesa».
GLI INTERVENTI
«Fra gli interventi più significativi c’è stato quello alla cupola. Si è scelto di rinforzare, poi, la struttura voltata con l’inserimento di una rete in fibra di vetro» spiega l’ingegner Soglia. Il ripristino delle lesioni interne alla chiesa di Sant’Ignazio, che hanno interessato, seppur in misura minore, anche le cornici, ha comportato alcune riprese di apparati decorativi semplici. «Restituire queste opere è un segno di rinascita» ha evidenziato Maria Grazia Gattari, responsabile del centro di raccolta di Sassuolo, nato dopo il sisma.
MERAVIGLIE RITROVATE
Preziosi oggetti sacri, libri corali miniati del Cinquecento paramenti liturgici. Questi e tanti altri i tesori riportati alla luce dal museo. «Tra i dipinti si distingue il Dittico dello Scarsellino - aggiunge Beltrami - ma si possono ammirare altre opere di autori locali. Da considerare anche le opere del francese Langot, ora a palazzo vescovile: incisioni raffiguranti l’incoronazione di spine, la natività, in origine nella chiesa di San Bernardino da Siena, oltre al paliotto in scagliola carpigiana, rubato una decina d’anni fa e faticosamente ritrovato. Bellissima la serie di 12 libri corali miniati del Cinquecento, i paramenti liturgici e le suppellettili sacre visibili nel percorso espositivo, come il reliquiario a torretta, cinquecentesco, proveniente dalla parrocchia di Santa Croce che contiene le reliquie di San Prospero, oggetto di derivazione reggiana». Sant’Ignazio, inoltre, ospita il più grande altare della diocesi. L’inaugurazione, ha ricordato Luigi Zanti, che si occupa dell’evento, «avverrà alla presenza diGualtieri Bassetti, presidente Cei. L’obiettivo è tenerlo aperto per il patrono e creare una rete con le altre istituzioni».
IL FUTURO
Si aspetta la riapertura del duomo di Mirandola, mentre, sempre nella città dei Pico, i lavori alla chiesa di Santa Giustina sono fermi per il fallimento della ditta. «Sono in corso tante opere - afferma l’ingegner Soglia - Paghiamo lo scotto della burocrazia. Lo scorso anno lo abbiamo trascorso prevalentemente a fare progetti e poco nei cantieri». —
S.A.
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