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Finale, il sindaco cita il fascista assassinato L’Anpi lascia il palco: «Inaccettabile»

A.Se.
 Finale, il sindaco cita il fascista assassinato L’Anpi lascia il palco: «Inaccettabile»

«È la giornata di chi ha liberato l’Italia, non ci deve essere spazio per altro». La Sinistra: «Ricordate chi era l’oppressore»

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Le parole del sindaco di Finale, Sandro Palazzi, che ha ricordato la mancata conciliazione dopo la Liberazione, citando il segretario fascista Gino Falzoni, assassinato all’indomani della fine della guerra, hanno innescato la reazione dell’Anpi di Finale. I cui rappresentanti, a quelle parole, ieri hanno abbandonato il palco della piazza Verdi.

Fabio Meloncelli e Fabrizio Lazzari - rappresentanti dell’Anpi - avevano assistito poco prima a Massa Finalese (dove in piazza era stata celebrata una cerimonia analoga) ad un discorso fotocopia di Palazzi. Così, quando la situazione si è ripetuta a Finale, è scattata la reazione.

L’episodio, ha destato reazioni di opposta natura.

Dura quella dalla stessa Anpi di Finale: «Improponibili le parole del sindaco Palazzi, nel giorno della Festa della Liberazione, sul gerarca fascista finalese. Oggi è la giornata di chi ha liberato l'Italia dal nazifascismo e non c'è spazio per nessun altro», dicono.

Durissima quella di Sinistra Civica di Finale: «Oggi a Finale abbiamo assistito ad un’operazione di revisionismo storico e bene ha fatto l’Anpi a scendere dal palco quando il sindaco ha citato l’omicidio del segretario del partito fascista di Finale Falzoni durante il suo discorso per la celebrazione della Festa della Liberazione. Un riferimento sbagliato e inaccettabile. Sbagliato perché il 25 aprile ricorda la vittoria degli ideali di libertà e democrazia che hanno spazzato via la dittatura fascista di cui Falzoni è stato autorevole dirigente partecipando a tutte le sue atroci fasi, marcia su Roma compresa. Inaccettabile perché è una mancanza di rispetto per chi è morto per la nostra libertà, perché la pietà umana per tutte le vittime di quella tragica pagina di storia del nostro Paese non deve farci dimenticare chi erano gli oppressi e chi gli oppressori. Il discorso del sindaco rientra in uno dei tentativi sempre più frequenti di riscrivere la storia, magari decontestualizzando singoli episodi, per gettare fango sulla lotta di Liberazione, ma siamo sicuri che la maggioranza dei finalesi si riconosce negli ideali di libertà e democrazia nati dalla Resistenza e assunti nella Costituzione antifascista», scrive il consigliere Stefano Lugli, che è anche dirigente del Prc.

L’episodio fa seguito a precedenti e non meno dure polemiche. Dopo il suo insediamento, il sindaco di Finale decise che l’Anpi non avrebbe più parlato dal palco ma, dopo un tentativo di tregua, solo con un megafono in contesti diversi, al monumento dei partigiani di Finale e alla lapide di Nives Barbieri e a Massa. Quella polemica aveva spinto gli attivisti Anpi a presentarsi con un bavaglio rosso alla bocca sotto al palco.

Nel resto della Bassa ieri non sono mancate anche tensioni di tipo diverso: la vicinanza delle elezioni ha portato ad evidenziare situazioni equivoche, come l’utilizzo delle immagini poi pubblicate sui social per favorire o far “scomparire” i candidati presenti a seconda se comodi o scomodi alla “causa”.

O come nel caso di Concordia, dove è stato distribuito anche ai bambini materiale elettorale a margine della cerimonia della Liberazione. —

A.Se.



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