Unione, riforma al fotofinish per garantire la maggioranza
A poche settimane dalle elezioni la proposta di cambiare statuto e regolamento Ma il “premio” di consiglieri fa discutere. «Decida chi vince le elezioni, non noi»
medolla. La maggioranza uscente dell’Unione dei Comuni Area Nord cambia il futuro dell’Unione dei Comuni che verrà.
Una mezza rivoluzione, che non trova tuttavia il consenso diffuso. Le minoranze, nonostante tre incontri preliminari per mettere a punto una manovra condivisa all’insegna della “governabilità”, annunciano infatti allo stato attuale la contrarietà al progetto. In sostanza perché convinte che si tratti di un tentativo di mettersi al riparo dal rischio di perdere qualche comune con la tornata elettorale del 26 maggio prossimo.
Il progetto di riforma prevede di incidere sull’organo rappresentativo, il consiglio dell’unione, ma non sull’organo governativo. La giunta dell’unione resterà composta dei 9 sindaci, ognuno con un assessorato diverso.
Il consiglio invece oggi prevede rappresentanti diversificati, a seconda delle dimensioni dei 9 Comuni. Quelli piccoli esprimono due consiglieri, uno di maggioranza, uno di minoranza. Quelli medi due di maggoranza e uno di minoranza. Per i più grandi come Mirandola e Finale i numeri crescono.
Nel progetto che sarà esaminato in via definitiva sabato mattina nel corso della commissione dei capigruppo convocata ad hoc in municipio a Mirandola, e sarà votato il 2 maggio prossimo nel consiglio dell’unione a Medolla, invece cambia tutto, riformando lo statuto e il relativo regolamento: i Comuni, dalla Mirandola dei 25 mila abitanti ai dieci volte meno di San Possidonio (per dare un’ordine di idee...) tutti esprimeranno due consiglieri di maggioranza e uno di minoranza.
Non solo. Quando in consiglio ci fosse una maggioranza di un’area politica risicata, è previsto un “premio di maggioranza” di 3 o 5 consiglieri.
«Una riforma che non ci convince affatto - commenta Nunzio Tinchelli, consigliere mirandolese M5s - per evidenti ragioni. Io mi domando invece perché resti invariato l’organo di Governo. Ormai l’unione gestisce un bilancio da 32 milioni, e servono le giuste competenze, non una distribuzione che rischia di attribuire ruoli delicati a primi cittadini francamente inidonei. Noi proporremo che siano le nuove amministrazioni, rappresentative dei cittadini, a decidere il destino dell’Unione. Non amministrazioni in scadenza, a poche settimane dalle elezioni».
In ogni caso la riforma chiede una maggioranza qualificata. Non sarà facile trovare la quadra di una situazione così complessa e così controversa. —
A.Se
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