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finale, camposanto e concordia 

Fratelli “rubano” le tasse comunali: condannati

F.D.

Dovranno risarcire oltre 30mila euro. Avevano raccolto gli oneri della pubblicità e distraevano i fondi dell’Agenzia Italiana

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FINALE. Il meccanismo era abbastanza semplice, almeno fino a quando un’operazione della Guardia di Finanza di Lecco ha iniziato ad approfondire i bilanci della Aipa (Agenzia Italiana per le Pubbliche Amministrazioni) a cui i Comuni di Finale, Camposanto e Concordia - tra i 100 municipi emiliani coinvolti - avevano affidato la riscossione delle imposte comunali di pubblicità. Si tratta di un obolo che i privati, ogni qualvolta vogliano fare pubblicità, devono versare.

Ebbene, Daniele Santucci e la sorella Maria Grazia Badiali, stando alla ricostruzione effettuata dalla procura contabile e sancita da due sentenze della Corte dei Conti regionale e della Prima sezione Centrale di Appello, si erano impossessati di circa 430mila euro, limitatamente alle vicende emiliano-romagnole (il totale nazionale supera abbondantemente i 3 milioni). Il tutto era avvenuto tra il 2008 ed il 2013, momenti in cui, grazie ad uno stratagemma, erano riusciti a distrarre i soldi incassati e “di proprietà” dei Comuni.

Santucci, in qualità di presidente del Consiglio d’amministrazione e Badiali, in veste anche di amministratore unico di Aipa Gest, proprietaria al 99.9% delle azioni di Aipa, anch’essa riconducibile al fratello, avevano creato due conti correnti paralleli. In sostanza, alterando il programma gestionale di Aipa, versavano i proventi delle tasse pubblicitarie e poi li prelevavano a proprio piacimento, omettendoli dai bilanci annuali e quindi dalla rendicontazione ai Comuni che avevano affidato loro la riscossione. Una vicenda che ha portato alla condanna per peculato di Santucci e all’assoluzione penale della sorella, che però si è vista condannata dalla Corte contabile a rifondere in solido i soldi distratti. Nel mezzo, per rendere ancora più complessa la vicenda, è subentrata anche una procedura speciale per Aipa.

Ma a distanza di anni e dopo il ricorso di Badiali in Appello adducendo “le esigue capacità economiche”, ai Comuni stanno arrivando le notifiche delle sentenze dei procedimenti ai quali non si sono neppure potuti costituire parte civile.

Ebbene, la cifra più interessante va a Finale che dovrà essere risarcito di oltre 22mila euro. A Camposanto vanno quasi 7mila euro mentre a Concordia - erroneamente riportata come “Sulla Seppia” - dovranno tornare 130 euro. —

F.D.

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