Gazzetta di Modena

Modena

In una Modena ripulita scoppia la rabbia: «Mai più cortei qui»

Giovanni Balugani
In una Modena ripulita scoppia la rabbia: «Mai più cortei qui»

All’indomani dei vandalismi degli anarchici tinteggiati i muri ed eliminate le scritte Ma i negozianti sono furiosi: «Un danno per noi e una pessima figura per la città»

3 MINUTI DI LETTURA







A forza di grattare è venuta via quella vernice rossa che ostruiva la telecamera. Marco Lodi l’ha fatto da solo, di buon’ora. Il suo bar, il Bisquadro, è proprio di fronte alla Ghirlandina e al Sacrario. Giovedì mattina qui si rendeva onore ai partigiani caduti, nel pomeriggio il corteo degli anarco-insurrezionalisti; uno dei partecipanti con un’asta di un paio di metri ha verniciato di rosso tutte le telecamere, pubbliche e private. Tra queste quella del Bisquadro: «Ero qui con mio padre - racconta Marco - che guardavo il corteo. Non ho fatto in tempo a voltarmi che quell’omino con vernice aveva già colpito e se ne stava andando».

Incredulo Marco rivive la giornata con un sorriso amaro, anche se in fondo non si può parlare di città «devastata. Però sarebbe meglio che certi cortei non passassero più di qua». Fuori in via Emilia, all’indomani del 25 aprile, Modena vive un venerdì che per tanti è di ponte. Ci sono famiglie a passeggio e il centro è di nuovo piacevole. Un occhio poco attento nemmeno si accorgerebbe delle verniciature fresche sui muri che hanno coperto le scritte lasciate dal corteo. A tempo di record i volontari e gli addetti del Comune hanno riportato ordine laddove campeggiavano frasi contro il Cpr, contro i turisti, contro gli chic, contro Salvini, contro la questura, contro il lusso. Insomma contro tutto e tutti, tanto che qualche negoziante si chiede tuttora per cosa manifestassero quei ragazzi e quelle ragazze, la cui stragrande maggioranza è venuta da fuori città. «Ma sapevano come muoversi», sottolineano alcuni. «Sapevano benissimo dove erano le telecamere: erano ben organizzati». E infatti passeggiando in via Emilia non c’è videocamera che si è salvata, anche quelle a 3/4 metri di altezza. Arrivati all’incrocio con via San Carlo guardando in alto si notano gli uffici della Bper. Enormi chiazze rosse macchiano la facciata. Una bomba di colore. Il “fuoco collaterale” ha colpito anche lo striscione per il Giro d’Italia e l’edicola che lì fa angolo. Perché c’è da sapere che gli anarco-insurrezionalisti sono contro banche e multinazionali, ma Andrea Muratori, titolare dell’edicola, tutto è tranne che un magnate: «Mi sveglio ogni mattina alle 4. Vengo qui a lavorare, sputo il sangue e devono imbrattare la mia edicola?». Andrea non ha ancora pulito, ma sotto la chiazza rossa ha attaccato un cartello per sbeffeggiare l’autore del gesto: “Opera di un guerriero impavido”. Un moderno Braveheart, insomma.

Le più colpite sono le catene nazionali e internazionali, ma nemmeno alcuni negozianti storici come il gioielliere Pietro Blondi si sono salvati: «Non è solo il danno a telecamere e serrande, ma soprattutto le minacce. “Fuoco al lusso” mi hanno scritto. Ditemi voi se questa non è una minaccia».

E poi c’è la figura della città. Una Modena che attrae sempre più turisti e in cui giovedì mattina si respirava una splendida atmosfera. C’erano tantissime persone a passeggio e molti stranieri: «Secondo voi cosa andranno a raccontare quando tornano a casa?», si chiedono tutti i negozianti, nessuno escluso.

«C’erano famiglie in giro, come si permette la questura a dire che tutto è andato bene?». Stefano Belli, dell’omonima tabaccheria aggiunge che «tutti sapevano cosa sarebbe successo». Forse non se lo aspettava Enrica Rossi, della gioielleria Fini. Mentre serve una cliente racconta della mattinata trascorsa dai carabinieri a far denuncia: «Contro ignoti, ovviamente», sottolinea con un pizzico di sarcasmo. Poi torna seria e ripete un concetto già ascoltato da tutti i commercianti: «Non devono più passare dal centro. Mai più». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google