Morti a pochi giorni l’uno dall’altro due storici sacerdoti modenesi
Don Francesco Capponi, 78 anni, a lungo impegnato in missione in Brasile L’88enne gesuita Remo Sartori nel 1971 fondò una delle prime comunità di Base
IL RICORDO
di Beppe Manni
Nel mese di aprile sono morti don Francesco Capponi (78 anni) e Padre Remo Sartori (88 anni): due importanti rappresentanti della storia della chiesa modenese.
Finito il Concilio nel 1965 alcuni preti e laici andarono nella diocesi Brasiliana di Goias per collaborare con il vescovo locale Thomas Balduino. Non erano missionari ma collaboratori venuti da altre diocesi.
Don Francesco Capponi, è stato per trentacinque anni in Brasile: 15 sacerdoti e 20 laiche e laici si sono alternati in diverse parrocchie specialmente a Itaberai e Itapuranga. Li guidavano i documenti conciliari e in particolare quelli del Celam (Conferenza episcopale latinoamericana) di Medellin (1968) e Puebla (1979) che parlavano di chiesa povera e dei poveri, di “scelta preferenziale” per loro. Grandi parrocchie con cappelle disseminate in un territorio vastissimo spesso gestite da laici. La “lettura popolare” della Bibbia e la Teologia della Liberazione, li portava alla difesa degli emarginati e ad appoggiare la lotta dei contadini senza-terra che occupavano appezzamenti non coltivati di latifondisti, spesso appoggiati dalle gerarchie ecclesiastiche. Furono perseguitati. Don Francesco Cavazzuti di Carpi subì un attentato e rimase cieco.
Quando questi laici e preti tornarono, cercarono di trapiantare il metodo pastorale brasiliano nell’ascolto e confronto della Bibbia, nell’impegno per gli svantaggiati e per i poveri, in un’eucarestia dialogata e fraterna. Nella costruzione di comunità ecclesiali di base. Così fecero don Chico Capponi, don Giuliano Barattini, don Arrigo Malavolti, don Isacco Spinelli, don Eligio Silvestri ecc. I vescovi Amici, Foresti, Quadri e Cocchi fecero diverse visite nelle parrocchie gestite dai preti modenesi.
“Brasile Informazione” gestito dal modenese don Pietro Marchiorri, serviva da collegamento con gli amici e le amiche del Brasile. Francesco Capponi, don Chico, in “Gente orme ed orizzonti: realtà e utopia dal sertão di Goiás” racconta i suoi anni in Brasile.
Le presenze in Brasile diventarono sempre più rare. Oggi rimangono una donna Anna Maria Melini quasi novantenne a Goiania e don Maurizio Setti che è in una parrocchia dell’Amazzonia.
Le “Comunità ecclesiali di Base” in Brasile erano volute dai vescovi locali, nate dalla necessità di decentrare in zone amplissime luoghi di preghiera, liturgia e lettura della Scrittura in mancanza di preti. Anche in Italia alla fine degli anni 60 erano “fiorite” le Comunità cristiane di Base. Nacquero spesso in contestazione di una chiesa italiana blindata e gerarchica; per la “riappropriazione” (come si diceva allora) della Parola-Bibbia, dei Sacramenti, della gestione democratica e comunitaria delle comunità da parte dei cristiani-laici. Il gesuita padre Remo Sartori, nel 1971 fondò una delle prime comunità di Base della città. Ne fu l’animatore per diversi anni. Si chiamava Comunità del Pozzo, perchè la prima sede a Vaciglio era una casa colonica con pozzo al centro dell’aia. Il gruppo si trasferì poi in una sede più ampia vicino al Ponte di S. Ambrogio. Era una comunità molto attiva nella lettura biblica, nella cura delle liturgie, nella catechesi ai bambini, nella condivisione fraterna, nell’aiuto e nell’accoglienza degli emarginati.
A Modena e in provincia in quegli anni, si formarono circa 20 comunità di Base. La più importante vive ancora al Villaggio Giardino è la Comunità Cristiana di Base del Villaggio Artigiano, nata appunto nella parrocchia di San Giuseppe Artigiano. In queste comunità fu sperimentata una libertà di parola e di scelte fino allora sconosciuta nella chiesa. Per una libertà di voto nelle elezioni e nei due referendum su divorzio e aborto; per l’abolizione del Concordato ecc. In molte parrocchie nascevano esperienze dettate dai fermenti conciliari e dalle nuove pulsioni derivate dalla rivoluzione sociale e politica del ’68: Villaggio Artigiano, Nonantola, Madonnina, S. Canterina, Ranocchio, Benedello, Vignola e altre. Si muovevano in questa linea di rinnovamento anche l’Azione Cattolica, il movimento Scout e le Acli. Il Collegio S. Carlo con le sue conferenze fu un’autentica università teologica con teologi e biblisti di fama nazionale e internazionale come Balducci, La Valle, Lyonnet, Martini, Bettazzi, Congar…
Legate a questo vento nuovo, trenta preti modenesi compreso don Chico Capponi, fecero una lunga presenza nelle fabbriche come preti operai.
Oggi nelle chiese, nelle assemblee della politica e dell’associazionismo, si vedono molte teste bianche, allora erano i giovani ad essere protagonisti di questa rivoluzione culturale. I più vecchi avevano trent’anni. Poi la stagione fortunata andò spegnendosi.
Si rimane meravigliati che la proficua esperienza del Brasile, delle comunità di base, dei preti operai e dello “sperimentalismo religioso” nelle parrocchie, siano stati cancellati dalla memoria della chiesa modenese che sembra averla dimenticate senza farne tesoro.
Le piccole comunità gestite da laici e laiche, una liturgia partecipata e rinnovata; la lettura comunitaria della Bibbia; nuovo ruolo del “pastore-prete” e della donna; il coinvolgimento dei cristiani nelle lotte sociali, potrebbero essere i fermenti per un rinnovamento della chiesa che si trova in grave crisi e sembra incapace di dialogare con la cangiante società attuale specialmente con il mondo giovanile indifferente anche al messaggio evangelico. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
